(LaPresse) - La Groenlandia è la più grande isola al mondo, con 2.175.600 km2, ed è situata tra l’Oceano Atlantico del Nord e l’Oceano Artico, tra le coste canadesi e l’Islanda, da cui è separata dal Canale di Danimarca. Ricoperta per l'84% del suo territorio da ghiacci, ha una popolazione di sole 60.000 persone circa, che vivono principalmente nelle zone costiere nella parte Sud-Ovest del Paese. La Groenlandia è stata una colonia della Danimarca dal 1721 fino al 1953. Nel 1721, il missionario norvegese Hans Egede guidò una spedizione sull’isola e fondò le prime colonie commerciali lungo la costa. Nel 1814, dopo la firma del trattato di Kiel, la Groenlandia passò ufficialmente sotto il dominio di Copenaghen, in seguito alla separazione della Danimarca dal Regno di Norvegia.Fu solo nel 1953 che, da colonia, la Groenlandia passò ad essere parte del Regno di Danimarca, godendo di uno status assimilabile a quello di una contea, con la propria rappresentanza nel Parlamento danese. Nel 1973 la Danimarca entrò a far parte dell'Unione Europea e con lei anche la Groenlandia che però, anche a causa di preoccupazioni legate ai propri scambi commerciali soprattutto in materia di pesca con Paesi extra europei come Canada e Stati Uniti, nel 1985 scelse, in seguito ad un referendum, di uscirne. Nel 1979 in seguito ad un referendum consultivo la Groenlandia ha ottenuto, con la cosiddetta Home Rule, un'autonomia parziale istituendo un proprio governo e Parlamento, con competenze in materia di affari interni. Nel 2008 poi è stato indetto un altro referendum che ha esteso la sovranità del Parlamento del Paese con una ancor maggior autonomia dell’isola. In particolare, si è creata una base giuridica per aumentare il potere legislativo ed esecutivo del governo della Groenlandia nel settore della risorse naturali. Dal 2013 la Groenlandia ha compiuto un ulteriore passo verso l’indipendenza dal governo di Copenaghen, aprendo le porte agli investimenti esteri nei settori dell’estrazione di uranio e terre rare, prima di esclusivo controllo danese. La Danimarca detiene ancora il controllo in materia di politica estera e difesa in Groenlandia e sta aumentando le risorse per rafforzare la sorveglianza e missioni di intelligence nell’Artico. Senza dubbio a causa del cambiamento climatico e dello scioglimento dei ghiacci, l’Artico e dunque anche i Paesi nordici interessati dalle rotte artiche, tra cui la Groenlandia, stanno diventando un obiettivo geopolitico importante per numerose potenze, in primis di Stati Uniti, Russia e Cina. Ma cosa rende la Groenlandia così centrale? Per iniziare, le ricchezze nascoste nel sottosuolo. L’isola artica ospita giacimenti di petrolio e gas – si stima il 13% delle risorse mondiali di petrolio e il 30% di quelle di gas – riserve auree, ma anche rubini, diamanti e zinco. Risorse non ancora scoperte dal valore di 300-400 miliardi di dollari. A rendere la Groenlandia un nodo strategico è anche la sua posizione geografica, motivo per cui è stata scelta dagli Usa per ospitare la base spaziale Pituffik dell’aeronautica militare statunitense.
Gli Stati Uniti hanno addirittura provato ad acquistare l'isola per scopi economici e geopolitici: nel 1867 il Segretario di Stato statunitense William Seward aveva espresso la volontà di acquistare la Groenlandia, ed anche Harry Truman nel 1946 e lo stesso Donald Trump hanno reiterato questo interesse. La Cina intende rafforzare la cooperazione economica con l’isola principalmente per attività estrattive nelle miniere di ferro e zinco e con l’intento di costruire infrastrutture come aeroporti e basi scientifiche e di ricerca. Al momento però la Groenlandia sembra voler mantenere la sua apertura anche nei confronti del governo di Pechino, alla ricerca di una ancor maggiore indipendenza dalla corona danese soprattutto dal punto di vista commerciale e politico. Pechino ha già messo nel mirino le rotte artiche, compiendo una serie di transiti e tracciando un embrione di servizio regolare di trasporto container tra Asia ed Europa: una sorta di Via della seta polare. La Russia vede l'Artico, inclusa la Groenlandia, come una zona di crescente interesse strategico, soprattutto per le rotte marittime e le risorse naturali. Diplomatici russi hanno criticato l'aumento della presenza e dell'influenza statunitense in Groenlandia, vista come una spinta verso l'annessione o l'acquisto dell'isola, cosa che la Russia considera una minaccia alla stabilità artica e una sfida ai propri interessi.
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