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  • 6 mesi fa
È fissata per oggi - mercoledì 24 settembre - la prima udienza al Tribunale del Lavoro di Milano sul caso della giovane maschera licenziata dal Teatro alla Scala dopo aver gridato «Palestina Libera» all’arrivo di Giorgia Meloni. La vicenda, che aveva fatto discutere nei mesi scorsi, approda ora in aula. La Cub Informazione e Spettacolo denuncia il licenziamento come «sproporzionato e politico», attribuendo la decisione al nuovo sovrintendente Fortunato Ortombina. In concomitanza con l’udienza, i lavoratori della Cub Milano hanno organizzato un presidio per la collega davanti al Palazzo di Giustizia, in corso di Porta Vittoria. «Chiediamo alla Scala, e in particolare al presidente del cda Giuseppe Sala, di reintegrare la lavoratrice e riconoscerle i danni subiti – afferma il sindacato –. Gridare ‘Palestina Libera!’ non è reato: nessuno deve essere licenziato».

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00:00La maschera ha confermato quello che è successo perché non c'è nulla da nascondere, lei ha gridato Palestina Libera all'ingresso della Meloni in aula e questo è quanto, non è un reato, se la Scala sostiene che questo comportamento sia punibile disciplinarmente ne possiamo parlare, ma noi siamo certi che non sia punibile con il licenziamento perché qua si tratta di un licenziamento politico, quindi si aggrava un cavillo burocratico che è l'abbandono del posto di lavoro, che tra l'altro non c'è stato, non sussiste,
00:26e la si vuole punire per aver fatto fare una figuraccia politica alla Scala davanti, e a Ortombina, il nuovo superintendente, davanti alla Meloni e al governo israeliano che era presente in quel concerto.
00:56Grazie a tutti, grazie a tutti, grazie a tutti.
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