00:00Dajja, Dajja, Dajja Maraini si lamenta del mondo d'oggi, Dajja Maraini si lamenta del
00:17mondo d'oggi, probabilmente Dajja Maraini non conosce il mondo di ieri o dell'altro
00:30ieri e si lamenta tanto, tanto, tanto dal mondo d'oggi, ma sentiamo la brava Dajja.
00:41Tant'anni dalla fine della seconda guerra mondiale in cui pensavamo che quella parola
00:47di portazione non l'avremmo più sentita nominare e per quanto uno possa fare distinguecciata
00:56è quella parola a fare problema e a disturbare, lei si aspettava che l'avremmo sdoganata al
01:01punto da chiederci come, verso dove e non se?
01:05Io posso parlare delle parole perché non mi intendo di questioni poi di fronte al nostro
01:13amico che va lì, sta lì, io credo molto ai testimoni, credo che dobbiamo dare retta ai
01:20testimoni perché sono coloro che sanno, conoscono la realtà. Io quello che noto da persona che
01:26lavora con il linguaggio è che c'è un degrado linguistico e di solito è sempre un segnale,
01:33degrado linguistico è un segnale anche psicologico e spirituale e questo secondo me, almeno per
01:41quanto mi riguarda, mi addolora e mi inquieta moltissimo perché quando il linguaggio arriva
01:49a quei livelli di incoscienza, perché non è soltanto volgarità, brutalità, ma inconsapevolezza,
01:57cioè non essere consapevoli.
02:06Brava, brava, Tasia, brava Tasia.
02:10Ma chissà com'era il linguaggio agli tempi della seconda guerra mondiale, o nelle trincee al tempo
02:27della prima guerra mondiale, o al tempo delle guerre più speciali, chissà, chissà da Tasia, Tasia,
02:49cara, cara Tasia, cara Tasia, comunque questo mio romanzo storico è scritto con un meraviglioso
03:02linguaggio, ok? Tasia, ok?
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