00:00In viaggio a non pregare è un podcast realizzato da Corea Media per Emergency, sull'attività
00:20di soccorso in mare di Emergency. Sono un paio d'anni che Emergency ha una nave, la
00:25nave support, con cui fa operazioni di soccorso surcean rescue nel Mediterraneo centrale.
00:32Io sono stato insieme a loro per una missione intera a fine giugno e nel podcast abbiamo
00:37cercato un modo diverso di raccontare quello che a tutti noi sembra di sapere, i soccorsi
00:43in mare, i naufraghi, i barconi, come li chiamiamo. Eppure io anche pensavo di sapere molto, ma
00:51l'esperienza diretta e questo tipo di immersione, senza immagini, ma solo con il racconto e
00:57le voci, i rumori di quello che succede, credo offra un tipo di attraversamento diverso anche
01:04per noi, di questa esperienza che resta un'esperienza estrema, che capita ogni giorno verso le nostre
01:10coste.
01:1119, 19, 20, 20, 30, 30!
01:22Non avevo mai affrontato l'argomento migranti, perché è uno di quegli argomenti saturi
01:32di retorica e contro retorica, nei quali è molto difficile individuare uno spazio di
01:38libertà di racconto. Anche l'immaginario che abbiamo mi è sempre sembrato molto saturo,
01:45le stesse immagini, gli stessi modi di parlarne, lo stesso tipo di ricatto emotivo da una parte
01:51o di fidenza e congetture anche molto ciniche dall'altra. Il mio era soprattutto, credo,
02:00un problema di spazio emotivo e di forma all'interno di questo racconto. Infatti, devo dire, ho
02:06accettato una chiamata, ho sentito che c'era una chiamata e non mi sono sottratto, ma quello
02:12che credo mi abbia offerto la via è proprio la forma del podcast, che è diversa dall'immaginario
02:19visivo, che spesso ormai ci lascia purtroppo indifferenti, ed è diversa dall'immaginario
02:26solo scritto, che spesso ci porta a essere molto giudicamentosi su questo tipo di argomento.
02:32Questo invece è solo la possibilità di un viaggio anche nostro dall'interno. Devo dire
02:40che contrariamente a altri viaggi, reportage che mi è capitato di fare spesso per il Corriere,
02:49sono partito emotivamente forse un po' sguarnito, ho preso un po' sotto gamba quello che avrei visto,
02:58immaginavo che tutto quello che sapevo mi avesse più che preparato all'esperienza. In effetti,
03:05devo dire, quello che succede è quello che sappiamo. Ci sono queste barche lanciate in
03:12questo mare, spesso in condizioni non proprio giuste per navigare, piene di persone, sono quelle
03:20persone come le immaginiamo, senza niente, e tuttavia il momento in cui mi sono trovato ad
03:27avvicinare con il gommone di salvataggio, questo gommone bianco, con quasi 50 naufraghi a bordo,
03:33mi ha investito completamente dal punto di vista dell'emotività. Ho provato un senso anche di
03:40assurdità, perché un gommone in mezzo al mare è veramente una piccola imbarcazione in mezzo al
03:49niente, e un conto è astrarlo questo pensiero, un conto è vederlo lì in quella solitudine,
03:56in quel deserto assoluto. Ci sono due tempi in una missione di search and rescue, il primo tempo che
04:03è di avvicinamento alla zona e di ricerca delle imbarcazioni, e un secondo tempo altrettanto
04:08lungo di soccorso e poi di ritorno verso il porto assegnato, che spesso è un porto lontano purtroppo,
04:15come ultimamente è diventato a Prassi. In questa seconda parte del viaggio i naufraghi sono a
04:21bordo e quindi si crea anche una quotidianità con la loro presenza a bordo, tanto che diventano
04:28presenze familiari, nel nostro caso erano quasi 50, ma chiaramente come sempre accade in queste
04:35situazioni qualcuno ti colpisce di più, nel mio caso c'era un ragazzo di 14 anni, uno dei minori
04:40non accompagnati, nigeriano, che viaggiava da solo e una notte io ero nel turno di sorveglianza,
04:48lui non riusciva a dormire, è seduto vicino a me, tutti gli altri stavano dormendo sotto coperta,
04:55e ci siamo messi un po' a parlare con quel poco di inglese che ce lo permetteva e mi ha raccontato
05:02di sua sorella che aveva tentato l'attraversata anni prima e che era morta durante l'attraversamento.
05:07Devo dire ho provato una cosa che non mi sarei aspettato con tutte le mie difese,
05:17cioè ho avuto un istinto assolutamente spontaneo di occuparmi di questo ragazzo,
05:25di pensare che avrei dovuto aiutarlo, tenerlo con me una volta arrivato in Italia, guidarlo,
05:32fare qualcosa, ovviamente sono cose che sono solo in parte possibili e molto difficili,
05:39anche eticamente molto dubbie, però ancora oggi a mesi di distanza il pensiero di quel ragazzo da
05:49qualche parte così da solo in questo mondo di cui non sapeva niente non mi lascia del tutto tranquillo.
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