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  • 9 anni fa
Lopadusa Tarhib

Regia : Andrea Saitta
Testi: Rosamaria Spena
Musiche originali: Federico Arnone

Lopadusa Tarhib, due parole per un titolo.
La prima, Lopadusa, l’isola siciliana, la più vicina alle coste Tunisine, dove ogni anno sbarcano tantissimi migranti in cerca di una vita migliore. La seconda, Tarhib, parola araba che significa Accoglienza.
Questo titolo che ho scelto è già la chiave dell’intero spettacolo, parole, culture e storie che s’intrecciano in un unico grande viaggio verso un sogno.
Lo spettacolo vuole essere una ricerca su quel fenomeno che ogni essere vivente porta dentro di sé, quel particolare sentimento che ci spinge a viaggiare e a scoprire nuovi mondi e modi di essere.
Da dove viene questa pulsione che ci fa lasciare la nostra terra?
Dove ci porta?Quali sono le ragioni che ci spingono a intraprendere un viaggio pur sapendo che stiamo rischiando la nostra vita?
Qui il tema dell’emigrazione è affrontato attraverso il corpo, la danza, il mimo. Ogni gesto è carico di emotività e ci racconta le vite e i sogni dei dieci personaggi in scena. Dieci personaggi appunto che nonostante la loro diversità e il fatto di provenire da luoghi differenti con culture diverse, sul grande barcone che li porta verso il loro sogno diventano uguali. Le barriere si abbattono, i tabù cadono e ci si racconta aspettando che il destino si compia.
Dieci è anche il numero delle valigie che sono l’unico elemento scenico e scenografico dello spettacolo. L’oggetto diventa altro ed esce dalla sua condizione di “Cosa da Riempire” e si trasforma seguendo le leggi dell’immaginazione, mettendosi al servizio della scena e del lavoro attoriale.
Alla parola è concesso poco spazio, i dialoghi e i monologhi scritti da Rosamaria Spena, ci raccontano storie contemporanee, fatti di cronaca di giovani ragazzi che, vivendo situazioni tragiche nel loro paese, sono costretti a scappare diventando profughi. Storie semplici e forse proprio per questo struggenti. Le musiche e i suoni, scritte e composte appositamente per lo spettacolo da Federico Arnone, sono anch’esse vere protagoniste dello spettacolo, aiutano lo spettatore a entrare in questo viaggio facendolo riflettere.

Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà
Come per penetrare in una realtà inesplorata
Che sembra un sogno… (Guy de Mauppassant)
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