E mi ritrovo qui -dopo averti guardato fin quando ho osato farlo- in questa quiete ovattata colma solo di me stessa
dove la frenesia dell’oggi e neanche i ricordi -o il tuo silenzio- riescono ad arrivare
Dove il graffio di ieri e il timore del domani s’assopiscono e poi dissolvono
Ed è subito magia e i sassi si fanno polvere dove sbocciano sorrisi
L e g g e r a mi lascio andare concedendomi di fluttuare in quest’ampiezza che m’avvolge e senza giudizio Ama e mi guarisce
Scivolo e poi risalgo -accetto il ballo- lungo pareti d’acquosità azzurre
Mi giro e mi rigiro e il cielo diventa terra e la terra cielo -ed io rinasco-
Sciogliendo i lacci non gioco più al fare -scelgo d’essere- ed è così che i varchi sul nuovo giorno s’aprono
Dolce mi carezza questo lambire che bonifica e vastità infinite mi si schiudono davanti
Ed è canto -e poi un altro- l e g g e r a tra un sogno già finito e un altro
tiziana mignosa febbraio duemilaquattordici
Note: dopo ogni distacco c’è un momento “fuori dal tempo” in cui si rimane solo in compagnia di se stessi, uno spazio interiore dove si elabora ogni virgola vissuta. Uno luogo ovattato dove ci ricarichiamo, buttando via le scorie e tenendo per noi solo i sorrisi, prima di abbracciare il nuovo che c’attende. **Quando qualcosa va via è solo perché siamo pronti per qualcos'altro**
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