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  • 1 giorno fa
In Sardegna, il periodo quaresimale è segnato da tradizioni uniche che raccontano la storia e la cultura dell'isola. Una delle più particolari è sa Pipia de Caresima, una tradizione che serviva a segnare il tempo durante la Quaresima, periodo di riflessione e preparazione alla Pasqua.

Sa Pipia de Caresima è una sorta di "calendario simbolico", utilizzato per segnare i giorni che separano dalla Pasqua. In passato, veniva realizzata con materiali naturali, come la paglia, e posizionata in modo tale da rappresentare visivamente il passare delle settimane, un modo semplice ma efficace per scandire il tempo in un periodo di grande spiritualità e devozione.

Per scoprire il significato più profondo di questa tradizione, ci aiuta l'antropologa culturale Claudia Zedda, che ci guida alla scoperta di questi simboli radicati nella cultura sarda e ci spiega come sa Pipia de Caresima non fosse solo un segno del tempo, ma anche un atto di preparazione interiore per affrontare il cammino verso la Pasqua.

In questo racconto, scopriamo non solo l’aspetto rituale della tradizione, ma anche il legame profondo che i sardi hanno con la propria terra, la propria fede e le proprie usanze, che ancora oggi continuano a vivere nei piccoli gesti quotidiani. Una finestra aperta su una Sardegna che, attraverso queste tradizioni, conserva e tramanda il suo patrimonio culturale.

Una produzione TCS S.r.l. 2025 www.telecostasmeralda.tv

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Trascrizione
00:19Si realizzava una pupattola, una bambolina, che poteva essere di carta, di pasta di pane,
00:25di legno, di strofinaci e stracci vecchi. La particolarità di questa bambola è che fosse dotata di sette piedi,
00:32ma fino anche di sette gambe. Da qui il nome che in Sarnia si offre a questa bambola era detta
00:39Sabipia a Settigambasa, la bambolina a sette gambe, la bambina a sette gambe, era detta anche Sabipia e Caresima,
00:48la bambina della Caresima. In alcuni casi la si chiamava Maria e quindi Codredda o Codreddada,
00:53la teoria del fatto che avesse lunghe gambe che in un certo senso si sarebbero potute intrecciare.
00:59Si trattava di un vero e proprio calendario dell'avvento pasquale, aiutava un popolo che ancora era altamente
01:07analfabete e quindi aveva difficoltà nella lettura del calendario a scandire e calcolare il trascorrere
01:13del tempo. Ricordiamo però che diventava anche uno strumento utile per i bambini che in questo modo
01:19venivano intrattenuti. Come funzionava questa bambola? Funzionava in maniera semplice, si preparava
01:25il mercoledì delle ceneri, in alcune case erano presenti addirittura due bambole, una in carta e
01:31una in pane. Mercoledì delle ceneri quindi si preparava questa bambola e ogni domenica fino
01:38alla domenica pasquale si tagliava una gambetta di questa bambola. Le gambe che fossero in carta,
01:44che fossero in legno, che fossero in pane o in stracci, andavano assolutamente bruciate e alla
01:49fine di questo iter particolare anche la bambola intera doveva essere bruciata. Il fatto che la
01:56bambola venisse bruciata ci racconta che veniva percepita all'interno delle famiglie come uno
02:00strumento sacro, tutto quello che è magico sacro in Sardegna non viene disperso nell'ambiente ma viene
02:07bruciato. L'ultima gamba veniva tagliata il giorno di Pasqua, la domenica pasquale e da quel momento
02:14in poi si sarebbe aperto un ciclo importantissimo, quello di Savasca Manna per il sardo, ricco di
02:22rituali, cerimonie, festeggiamenti e cibi di vario genere, ma questa è un'altra storia.

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