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Roma, 13 lug. (askanews) - Oltre 316.000 farmaci raccolti, più di 47.000 bambini raggiunti, 2.560 farmacie mobilitate in iniziative di solidarietà su tutto il territorio nazionale. I numeri del welfare farmaceutico italiano crescono. Dietro questi numeri, però, ci sono storie che nessun protocollo cattura. Storie di donne nel Mezzogiorno che della farmacia hanno fatto vocazione prima ancora che professione, in terre dove l'analfabetismo segnava intere generazioni e il bancone della farmacia si trasformava nel presidio sociale sempre aperto senza prenotazione.
[idarticle id="2769222" title="L’Intelligenza Artificiale ci aiuta a ridurre i farmaci “inutili”"]
Una di queste storie è adesso un libro. Si intitola "Con tutto l'amore che posso" e lo ha scritto Antonella Migliorati, oltre che farmacista ha conseguito un dottorato di ricerca di Biologia e Fisiopatologia cellulare presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Siena.
La protagonista è la madre quarantatré anni di servizio, in piedi dietro il banco fino a ottantatré anni ma il racconto ha inizio molto più indietro, nel 1900, quando la bisnonna dell'autrice, una giovane insegnante ventenne di Todi, accettò dal conte Pavoncelli l'incarico di fondare una scuola nel Palazzo Gala di Cerignola. Obiettivo dichiarato: combattere l'analfabetismo dilagante nelle campagne pugliesi.
Quella donna catapultata in un territorio schiacciato dal latifondismo e dalla miseria fece una cosa che oggi chiameremmo welfare comunitario ma che allora non aveva nome. Una volta insediata nel ruolo di direttrice, le venne affidata carta bianca sia sul programma scolastico che sull'organizzazione delle maestranze.
[idfotoracconto id="2809181" title="30 libri per l'estate 2026: gialli, thriller, storie dal mondo e ragioni del cuore"]
Dovendo trasformare il Palazzo Gala in una scuola, necessitavano braccia, mani, non solo insegnanti; servivano inservienti, in quanto direttrice, nominò non solo le giovani insegnanti ma assunse le ragazze madri, le giovani vedove e le donne ripudiate perché considerate "disonorate", donando a quest'ultime dignità e lavoro.
Stipendio e dignità restituiti in un colpo solo. "Ha fatto come il suo cuore le suggeriva, ha creato una realtà che oggi chiamiamo casa famiglia" ricostruisce Migliorati.
Il marito della bisnonna, il professor Vincenzo Santoro, sempre più innamorato della moglie e proteso anch'egli da sempre verso il sociale, lasciò il suo impiego di professore di italiano e si iscrisse alla Facoltà di Farmacia a Napoli diventando farmacista nel 1900.
Tornato a Cerignola diventò nello stesso anno titolare di una delle farmacie più antiche del luogo e la intitolò "Farmacia Del Popolo". Il dottor Vincenzo Santoro dava i preparati galenici gratuitamente a chi non se li poteva permettere.
"Da questa coppia nacquero tre figlie: Filomena, Geltrude (la nonna dell'autrice) e Tusnelda. I bisnonni di Antonella (Vincenzo e Anna) fecero studiare tutte e tre le figlie: Geltrude divenne insegnante come la madre (Anna Tiberi) mentre Filomena e Tusnelda furono tra le prime donne di Cerignola e in Italia a essersi laureate: Filomena in farmacia e Tusnelda in medicina a soli ventiquattro anni e lavorò come medico vice-primario per dieci anni al Gaslini di Genova" racconta Migliorati e continua: "nel 1930 Vincenzo Santoro a Cerignola pubblicò un annuncio di lavoro sul gazzettino dei farmacisti: -cercasi farmacista-. A questo annuncio rispose un giovane laureato, Luigi Danile, che diventò il nonno materno dell'autrice". Dal matrimonio di Luigi e Geltrude nacque Angela Maria Rosaria, la madre di Antonella, la vera protagonista del memoir.
Professoressa di tedesco per dieci anni a Roma, fu costretta a tornare a Cerignola quando morì suo padre. "Le farmacie, a quei tempi, non si potevano vendere ma si tramandavano; diversamente, si perdeva la titolarità della farmacia a favore dello Stato" chiarisce l'autrice.
Rispettando i sacrifici dei suoi genitori e dei suoi nonni, Rosaria si iscrisse a Farmacia con quattro figli sulle spalle. "Ha detto di sì a un destino improvviso. Lei viveva a Roma, aveva quello che sognava, però nonostante tutto, fece quello che andava fatto sorretta dalla fede" narra Migliorati.
L'autrice ha iniziato il libro nei primi mesi del 2024, l'ha poi lasciato per completare un altro testo "Da mendicante a pellegrino" scritto in occasione del Giubileo ed è stato pubblicato dopo la morte della mamma avvenuta il 24 marzo, per rispettare le sue ultime volontà.
L'amore come forma di cura. È uno dei fili che tengono insieme tutto il racconto.
[idarticle id="2769222" title="L’Intelligenza Artificiale ci aiuta a ridurre i farmaci “inutili”"]
Una di queste storie è adesso un libro. Si intitola "Con tutto l'amore che posso" e lo ha scritto Antonella Migliorati, oltre che farmacista ha conseguito un dottorato di ricerca di Biologia e Fisiopatologia cellulare presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Siena.
La protagonista è la madre quarantatré anni di servizio, in piedi dietro il banco fino a ottantatré anni ma il racconto ha inizio molto più indietro, nel 1900, quando la bisnonna dell'autrice, una giovane insegnante ventenne di Todi, accettò dal conte Pavoncelli l'incarico di fondare una scuola nel Palazzo Gala di Cerignola. Obiettivo dichiarato: combattere l'analfabetismo dilagante nelle campagne pugliesi.
Quella donna catapultata in un territorio schiacciato dal latifondismo e dalla miseria fece una cosa che oggi chiameremmo welfare comunitario ma che allora non aveva nome. Una volta insediata nel ruolo di direttrice, le venne affidata carta bianca sia sul programma scolastico che sull'organizzazione delle maestranze.
[idfotoracconto id="2809181" title="30 libri per l'estate 2026: gialli, thriller, storie dal mondo e ragioni del cuore"]
Dovendo trasformare il Palazzo Gala in una scuola, necessitavano braccia, mani, non solo insegnanti; servivano inservienti, in quanto direttrice, nominò non solo le giovani insegnanti ma assunse le ragazze madri, le giovani vedove e le donne ripudiate perché considerate "disonorate", donando a quest'ultime dignità e lavoro.
Stipendio e dignità restituiti in un colpo solo. "Ha fatto come il suo cuore le suggeriva, ha creato una realtà che oggi chiamiamo casa famiglia" ricostruisce Migliorati.
Il marito della bisnonna, il professor Vincenzo Santoro, sempre più innamorato della moglie e proteso anch'egli da sempre verso il sociale, lasciò il suo impiego di professore di italiano e si iscrisse alla Facoltà di Farmacia a Napoli diventando farmacista nel 1900.
Tornato a Cerignola diventò nello stesso anno titolare di una delle farmacie più antiche del luogo e la intitolò "Farmacia Del Popolo". Il dottor Vincenzo Santoro dava i preparati galenici gratuitamente a chi non se li poteva permettere.
"Da questa coppia nacquero tre figlie: Filomena, Geltrude (la nonna dell'autrice) e Tusnelda. I bisnonni di Antonella (Vincenzo e Anna) fecero studiare tutte e tre le figlie: Geltrude divenne insegnante come la madre (Anna Tiberi) mentre Filomena e Tusnelda furono tra le prime donne di Cerignola e in Italia a essersi laureate: Filomena in farmacia e Tusnelda in medicina a soli ventiquattro anni e lavorò come medico vice-primario per dieci anni al Gaslini di Genova" racconta Migliorati e continua: "nel 1930 Vincenzo Santoro a Cerignola pubblicò un annuncio di lavoro sul gazzettino dei farmacisti: -cercasi farmacista-. A questo annuncio rispose un giovane laureato, Luigi Danile, che diventò il nonno materno dell'autrice". Dal matrimonio di Luigi e Geltrude nacque Angela Maria Rosaria, la madre di Antonella, la vera protagonista del memoir.
Professoressa di tedesco per dieci anni a Roma, fu costretta a tornare a Cerignola quando morì suo padre. "Le farmacie, a quei tempi, non si potevano vendere ma si tramandavano; diversamente, si perdeva la titolarità della farmacia a favore dello Stato" chiarisce l'autrice.
Rispettando i sacrifici dei suoi genitori e dei suoi nonni, Rosaria si iscrisse a Farmacia con quattro figli sulle spalle. "Ha detto di sì a un destino improvviso. Lei viveva a Roma, aveva quello che sognava, però nonostante tutto, fece quello che andava fatto sorretta dalla fede" narra Migliorati.
L'autrice ha iniziato il libro nei primi mesi del 2024, l'ha poi lasciato per completare un altro testo "Da mendicante a pellegrino" scritto in occasione del Giubileo ed è stato pubblicato dopo la morte della mamma avvenuta il 24 marzo, per rispettare le sue ultime volontà.
L'amore come forma di cura. È uno dei fili che tengono insieme tutto il racconto.
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NovitàTrascrizione
00:00Oltre 316.000 farmaci raccolti, più di 47.000 bambini raggiunti, 2.560 farmacie immobilitate,
00:08iniziative di solidarietà su tutto il territorio nazionale, i numeri del welfare farmaceutico
00:13italiano crescono. Dietro questi numeri però ci sono storie che nessun protocollo cattura.
00:18Una di queste, adesso un libro, si intitola Con tutto l'amore che posso e lo ha scritto
00:23Antonella Migliorati, protagonista, sua madre, 43 anni di servizio, in piedi dietro il banco,
00:3043 anni. È un libro che nasce proprio con l'idea, con mamma, che è ancora in vita,
00:36di dare coraggio e sostegno a tutti quelli che l'avrebbero letto. Quindi è per tutti i lettori,
00:43in particolar modo per chi poi avesse scelto la carriera di farmacista. Quindi era anche
00:49quello per incoraggiare a svolgere questo lavoro, non solo come professione, ma proprio come
00:54una vera e propria missione. Una lunga storia familiare, quella di Maria Rosaria Daniele,
00:58professoressa di tedesco per dieci anni a Roma, fu costretta a tornare a Cerignola quando
01:03morì suo padre per gestire la storica farmacia. È stata una farmacista, è stata prima insegnante,
01:09quindi probabilmente l'ha influenzata anche nel svolgimento di questa professione. È una
01:14persona molto premurosa, accogliante, una grande professionista, sempre aggiornata, ma soprattutto
01:22cercato in tutte le maniere di santificare il lavoro, cioè proprio di fare del bene mentre
01:27svolgeva la sua professione. L'autrice ha iniziato il libro nei primi mesi del 2024,
01:32l'ha poi lasciato per completare un altro testo, da mendicante a pellegrino, scritto in occasione
01:37del giubileo, ed è stato poi completato e pubblicato dopo la morte della mamma, avvenuta
01:42il 24 marzo, per rispettare le sue ultime volontà.
01:46Pubblicato da 15 anni, da piccola, perché è proprio nel DNA, oltre a essere farmacisti,
01:51proprio la vena di scrittori, a parte del mio bisnonno che ha scritto una grammatica
01:55italiana, poi papà lo stesso, la professione è scrittore. È stato qualcosa che ti viene
02:00trasmesso, sia l'amore verso la professione della farmacia, che a me piace tantissimo
02:05lavorare come farmacista, proprio un lavoro che ho sempre amato, la professione che ho
02:09sempre amato. E anche la scrittura, la scrittura la vedo come un grande aiuto per chi scrive
02:14e anche per chi legge.
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