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  • 4 ore fa
Milano, 2 lug. (askanews) - Il 1 luglio 2026 presso la Sala Fontana del Museo del Novecento di Milano è stata inaugura alla presenza dell'artista Vedere le cose (per A.S.), la nuova installazione site-specific di Joseph Kosuth: una scrittura di luce che si allunga per ventotto metri sul lato di via Marconi e trasforma il muro esterno del museo in un luogo di riflessione in dialogo con la città.Il Direttore die Museo del Novecento, Gianfranco Maranello: "Il lavoro di Joseph Kosuth al Museo del Novecento segna un passaggio di livello ulteriore rispetto a una strategia che già ha visto in questi anni aprire il Museo del Novecento alla sua osmosi con la città: le finestre aperte per poter consentire alle opere di essere viste in alcuni casi già dall'esterno, dalla strada, e un museo che continuamente ha un felice strabismo tra quello che si vede dentro al museo e la città. Del resto il Museo in Piazza Duomo non poteva che concepirsi in questo modo".L'installazione arriva in un momento particolarmente significativo per il Museo del Novecento, che con l'avvio del cantiere per l'ampliamento nella seconda torre dell'Arengario apre una nuova stagione di trasformazione dei propri spazi e della propria identità come ha sottolineato l'Assessore alla Cultura Tommaso Sacchi: " L'opera di Kosuth ha un carattere veramente simbolico, oltre ad essere una pera straordinaria, di fatto crea una relazione e anticipa quello che sarà il ponte vero proprio, anche nel vero senso del termine, che legherà i due arengari. Restituiremo alla città il secondo Arengario, collegato al primo del Museo del Novecento, come museo pubblico a disposizione dei cittadini e degli ospiti della nostra Milano. Questa opera è una sorta di prima pietra di questo percorso che ci porterà al completamento di uno dei grandi musei di arte moderne e contemporanea del nostro Paese"."Il presente, che è nel tempo quello che la facciata è nello spazio, impedisce di vedere le cose in profondità" è la frase, tratta dagli Scritti dispersi (1943-1952) di Alberto Savinio, che Joseph Kosuth ha scelto di realizzare in neon per la facciata del Museo. La riflessione metafisica evocata da Savinio incontra così il linguaggio concettuale di Kosuth, proponendo una riflessione che invita a superare l'immediatezza del presente per cercare, nella profondità delle cose, nuove possibilità di senso, com ha evidenziato durante la conferenza stampa anche Vincenzo Trione Presidente di Triennale Milano e curatore della mostra diffusa Metafisica/Metafisiche, della quale l'opera di Kosuth è ideale conclusione. Gianfranco Maranello inserisce questa riflessione nella più ampia funzione del museo: "Il presente e la facciata, qualcosa che nello spazio e nel tempo impediscono di vedere le cose in profondità, tutto questo è anche la responsabilità che un museo deve avere verso il proprio tempo, ma anche nella conoscenza storica. La nostra è un'attività che guarda alla storia dell'arte, ma cerca di contribuire al suo farsi. Nel caso di Joseph Kosuth, l'architettura non è soltanto un contenitore, è il contenuto assunto, è il materiale della sua opera. In questo senso, Joseph Kosuth fa del Museo del Novecento l'occasione del farsi dell'arte".L'opera è stata acquisita dal Comune di Milano ed entra a far parte della Collezione permanente del Museo.

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00:00Il lavoro di Joseph Kossuth al Museo del Novecento segna un passaggio di livello ulteriore rispetto a una strategia
00:07che già ha visto in questi anni, aprire il Museo del Novecento alla sua osmosi con la città.
00:12Le finestre aperte per poter consentire alle opere di essere viste in alcuni casi già dall'esterno, dalla strada.
00:18È un museo che continuamente ha un felice strabismo tra quello che si vede dentro il museo e la città.
00:25Del resto un museo in Piazza Duomo non poteva che concepirsi in questo modo.
00:28Ha un carattere veramente simbolico, oltre ad essere un'opera straordinaria, di fatto crea una relazione
00:36e anticipa quello che sarà il ponte vero e proprio, anche nel vero senso del termine, che legherà i due
00:42arengari.
00:43E restituiremo alla città il secondo arengario collegato al primo del Museo del Novecento
00:49come museo pubblico a disposizione dei cittadini e degli ospiti della nostra Milano.
00:55Quest'opera è una sorta di prima pietra di questo percorso che ci porterà al completamento
01:01di uno dei grandi musei di arte moderna e contemporanea del nostro paese.
01:05Il corso ha scelto un passaggio di una riflessione di Alberto Sagginio intorno al presente
01:13e anche al bisogno di non aderire in maniera bellicolare al presente.
01:20Il presente e la facciata, qualcosa che nello spazio e nel tempo impediscono di vedere le cose in profondità,
01:28beh, tutto questo è anche la responsabilità che un museo deve avere verso il proprio tempo,
01:33ma anche nella conoscenza storica.
01:35È la nostra un'attività che guarda la storia dell'arte, ma cerca di contribuire al suo farsi.
01:40Nel caso di Joseph Kossuth, l'architettura non è soltanto un contenitore,
01:45è il contenuto assunto, è il materiale della sua opera.
01:49E quindi, in questo senso, Joseph Kossuth fa del Museo del Novecento l'occasione del farsi dell'arte.
01:55Grazie ancora a Joseph Kossuth, un grande applauso, un grande applauso a tutti.
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