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  • 8 ore fa
Gli 8 fermi disposti dalla Dda di Palermo dopo l’escalation criminale che da mesi interessa il capoluogo sono giunti al termine di indagini condotte da polizia e carabinieri. Gli investigatori della Squadra Mobile hanno eseguito quattro degli otto provvedimenti contestando agli indagati i reati di tentata estorsione e tentato omicidio aggravati dal metodo mafioso. L’inchiesta riguarda la violenta scia di ritorsioni avvenuta in città tra aprile e maggio. Nella notte tra il 29 e il 30 aprile 2026, due dei fermati, col volto coperto, hanno sparato raffiche di kalashnikov contro un’abitazione in via Don Minzoni. Come immediata ritorsione, nel pomeriggio del 30 aprile, i familiari della vittima hanno organizzato un agguato armato, per uccidere uno degli aggressori. Gli altri due fermati, a bordo di due scooter, avrebbero fatto da autisti ai due killer. I poliziotti del commissariato Palermo San Lorenzo invece hanno eseguito il fermo di due giovani, indiziati del furto di un’auto avvenuto il 12 marzo 2026 all’intemo del parcheggio di un centro commerciale del capoluogo. La macchina sarebbe stata poi utilizzata, nella notte del 28 marzo, da complici ancora non identificati, per compiere un grave attentato incendiario all’autolavaggio vicino un distributore di carburanti in via Lanza di Scalea.
Infine, i carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno eseguito il fermo di due ragazzi accusati di tentata estorsione, aggravata dall’utilizzo del metodo mafioso, a diversi locali di Isola delle Femmine. Secondo la ricostruzione degli inquirenti avrebbero lasciato davanti alle saracinesche di otto attività commerciali bottiglie con liquido infiammabile insieme a un foglio di carta con una richiesta di pizzo di 5.000 euro.

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