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  • 1 anno fa
Trascrizione
00:00Per il terzo inverno consecutivo non è caduta la neve a Parmo, un evento mai
00:04riscontrato in passato, ma il dato locale è solo un tassello di un mosaico più
00:08ampio, quello del cambiamento climatico. Calcolare la quantità di acqua caduta
00:12sotto forma di manto nevoso nel corso di un anno idrologico non è semplice, ma
00:17stimare questo dato alla fine dell'inverno è di estrema importanza in
00:20un distretto idrografico come quello del fiume Po, in cui si fa un grande ricorso
00:24all'utilizzo a fini irrigui. Meno neve vuol dire anche meno acqua nei fiumi,
00:28soprattutto durante l'estate. Autorità di Bacino, Università di Trent e Waterjade SRL
00:34hanno realizzato uno studio sulla distribuzione spaziale dell'equivalente
00:38in acqua della neve, lo Snow Water Equivalent, calcolato a scala giornaliera
00:43per gli anni che vanno dal 1991 al 2021. SWA la sigla che rappresenta il volume di
00:49acqua potenzialmente ottenibile dalla fusione completa di un metro cubo di neve.
00:53I risultati dello studio sono stati pubblicati su Nature. Purtroppo ha
00:57sottolineato Francesco Tornatore, dirigente responsabile pianificazione e
01:01gestione usi della risorsa dell'autorità di Bacino del Po. La tendenza verso
01:05inverni con poca neve sembra si stia consolidando soprattutto nelle aree del
01:10distretto situate al di sotto dei 1300 metri. Sopra i 2000 invece le altezze
01:14del manto in pieno inverno non mostrano una tendenza chiara, sebbene la maggior
01:18parte delle stazioni di misura mostri un netto calo dei giorni con suolo
01:22innevato il cui principale responsabile è un disgelo nevoso più precoce in
01:27primavera. Anche la comparsa tardiva in autunno produce i suoi effetti
01:31soprattutto sulle stazioni più in basso.
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