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  • 5 anni fa

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Trascrizione
00:14Straordinarie. È un progetto teatrale di festina lente teatro e vagamonde. Si rivolge a giovani
00:21donne italiane, figlie di migranti o di coppie miste, che vivono le contraddizioni di una
00:27società ancora intrisa di luoghi comuni, con bagagli culturali diversi fra loro e con biografie
00:34ricche e interessanti. Alcune cittadine italiane, altre senza riconoscimento legale, nate in Italia
00:41o arrivate quando erano ancora bambine. Straordinarie si sviluppa temporalmente nell'arco
00:49di un anno, dividendosi in tre movimenti. Questo, il primo movimento. Parole, istruzioni per l'uso.
01:06Chi sono? Non sono né di qua né di là. Ma sembra italiana, mi dicono. Sembra italiana,
01:12mi sento italiana, oppure non sono italiana. Addirittura mi ha chiesto se ero italiana. Io
01:18mi sento appartenente a due paesi, l'Italia e l'Albania. A quale mondo appartieni? Dove
01:25la sua vera casa? Durante la mia infanzia ed adolescenza facevo molta fatica a visualizzare,
01:40sentirmi a casa mia. Quando riuscivo a farlo, spesso erano i commenti delle persone che non
01:46mi facevano sentire del tutto a casa. Questo succedeva sia in Egitto che in Italia. Per un
01:52periodo della mia vita, casa, e non intendo le quattro mura di casa, ma il concetto di casa,
01:58è stato un qualcosa che mi provocava tanta confusione e sensazione di conflitto. Conflitto
02:05con me stessa, con le mie origini, con la mia identità. All'interno delle quattro mura di casa,
02:12invece, il conflitto era con i miei genitori, con le loro aspettative, con le mie richieste non
02:17accolte e con le persone che ci giravano intorno. Con il tempo ho imparato a considerare casa non un
02:27luogo specifico, bensì le sensazioni che provavo nei vari luoghi, interni o esterni,
02:34in cui mi trovavo. Mi faceva sentire a casa il profumo di gelsomino e muschio bianco, i mobili
02:41in legno antico, lo scricchiolio del parquet sotto i piedi nudi, il legno cigolante dei letti,
02:47il rumore di clacson e dei venditori ambulanti, i raggi di sole del primo mattino che attraversano
02:55la finestra, si appoggiano sul mio viso. Ora la mia casa e tutto il mondo, in lungo e in largo,
03:02qualsiasi posto in cui riesca a riconoscere un suono, una melodia, una lingua che in me accende
03:09un'emozione, un posto in cui i profumi delle terre in cui ho vissuto siano presenti. Casa è un posto
03:17in
03:17in cui mi sento assicuro, in cui posso camminare scalza e senza la paura di perdermi o confondermi,
03:24senza la paura di potermi esprimere ed essere libera.
03:39Chi sono? Come mi identifico? Il conflitto è uno stato presente da sempre nella mia vita. Provo
03:47emozioni incontrollabili se ci penso. Interiormente è un continuo contrasto di idee, pensieri, identità,
03:55definizioni, appartenenza. Non mi trovo mai d'accordo nel definirmi. Sento continuamente
04:02di non dare giustizia a quella che sono. Sono la persona che a casa parla arabo e mangia il
04:10couscous con le mani? O sono quella persona che fa aperitivo con i suoi amici e che capisce
04:15addirittura il dialetto casalasco? Il conflitto è sempre lì, dietro l'angolo, che mi definisce
04:21e ridefinisce continuamente. Certo, gli altri non mi risparmiano questo conflitto, soprattutto
04:29gli altri. La parte araba ti dice Zineb, sei proprio italiana. Oppure non ti illudere di
04:37essere come loro perché non ti vedranno mai come loro. Che contrapposizione, eh? Non si
04:43ricordano che nemmeno loro non mi vedono come loro, come marocchina. E ancora di più
04:48per come sono. Dall'altra parte invece identificarsi come italiani è spesso motivo di conflitto.
04:58Vorrei dire liberamente di essere italiana senza che qualcuno faccia qualche smorfia o che aggiunga
05:05ma sei scura. Da dove vieni davvero? Una volta questo conflitto si fece evidente, quando mio
05:12caro amico, senza pensarci troppo, mi disse. Ho visto un film che parla di una ragazza che vuole
05:19a tutti i costi essere un occidentale. Mi sei venuto in mente perché anche tu cerchi di essere come
05:24noi. Beh, quella frase mi fece sentire diversa. In compresa. Che rabbia. Che rabbia aver appeccicato
05:33involontariamente stereotipi e pregiudizi degli altri. Sogno il giorno in cui essere di seconda
05:40generazione sia un valore aggiunto anche per il mondo esterno e non un nodo critico che le persone
05:46cercano di snodare con domande come ma sei italiana o sei marocchina? È una battaglia quotidiana quella
05:53di abbattere i pregiudizi. Immagina però nascere in Italia da genitori stranieri, crescerci, creare
05:59legami significativi con gli altri, studiare leopardi ed emozionarti quando ascolti o canti
06:05l'inno nazionale. Tutto quello che conosci è italiano. Ma tu non lo sei. Non lo sei perché non
06:12sei riconosciuto come tale dal tuo paese. Come ti sentiresti? Ad oggi noi, noi persone di seconda
06:21generazione siamo invisibili. Non c'è una rappresentazione, una narrazione su di noi e con
06:27noi. Forse è questo il cuore del nostro conflitto. Quando sono venuta in Italia avevo 12 anni e avevo
06:36tanta paura. Avevo paura di non riuscire ad imparare una nuova lingua e incontrare nuove persone
06:42che non parlano la mia. Avevo quindi paura di non riuscire a comunicare ed esprimere i miei
06:48pensieri. Avevo tanta paura di non riuscire a farmi una nuova cultura. Avevo paura di essere
06:55abolizzata a scuola e di non finire gli studi.
07:01Quella che per i miei genitori era una possibilità si è tramutata in una scelta che mi ha portata qui.
07:08A questo punto posso di nuovo scegliere. Posso anche tornare indietro volendo, ma non è una cosa che
07:14voglio fare perché mi sono educata qui e sono grata a questo paese e a questo continente per avermi
07:19offerto un'educazione che probabilmente non avrei avuto. È come se le mie origini si fossero tramutate
07:27in un qualcosa che resta lì ma non mi condiziona. Tornando indietro nel tempo non c'è una successione
07:38di eventi precisa. Semplicemente tutto inizia ad un certo punto e prima di allora, cioè prima del mio
07:43trasferimento, era come vivere in un sogno. Per cui che possibilità ho io in questo pianeta dove i
07:50cambiamenti sono così veloci e a volte anche crudeli? Ne ho diverse in realtà di possibilità perché sono
07:59qui ed è come se la grandezza di tutto, la quantità di tutte le cose che posso fare mi
08:08avesse investita tutte insieme. Ho bisogno di tempo.
08:21Tra poco prenderò la cittadinanza italiana, ma cosa significa realmente per me? E io rispondo
08:27mi senti italiana. Sembro italiana, mi sento italiana, eppure non sono italiana. La mia madrelingua
08:36è lo spagnolo eppure quando sogno parlo in italiano. Fatico a parlarlo lo spagnolo alcune
08:41volte, dopo 17 anni in cui mi esprimo quasi esclusivamente in italiano per studio, per lavoro
08:48e per socializzare. La cittadinanza dovrebbe essere il nostro diritto di libertà di scegliere
08:54se entrare a far parte di una comunità, anche dal punto di vista giuridico. Il diritto di
09:00cittadinanza diventa una necessità per non rischiare di interrompere il diritto di permanenza.
09:06Diventa una necessità per rivendicare il mio diritto di vuoto, che da straniera mi
09:11viene privato. Diritto. Questa parola che diamo per scontato, che però non la è. Non
09:19per tutti. Non per noi, immigrati.
09:26Da più di dici anni si parla di lussoli e in sculture, come se fossero leggeno e distante,
09:33dimenticandosi però che si parla di più di un milione di ragazzi e ragazze che non
09:38vengono riconosciuti dallo stato italiano come cittadini italiani per il semplice fatto
09:43di avere genitori strani.
09:44Perché le frontiere sociali esistono ancora? Sono prossima alla laurea e il prossimo step
09:49sarà verso il mondo del lavoro. Ma queste frontiere mi spaventano. Nell'immaginare di una persona,
09:56lo straniere è destinato a lavorare come operaio, badante o colf. È difficile pensare
10:02che un asiatico o un africano possa lavorare in ufficio con giacca e cravatta. Ciò rappresenta
10:08un pensiero negativo, che tende a influenzare però persino la mia mente. Mi dico, forse
10:14la mia cittadinanza italiana è solo un pezzo di carta per loro, che non dimostra la mia
10:19appartenenza a questo paese.
10:26Se fosse una gara di corsa, il privilegio sarebbe poter partire 5 metri più avanti rispetto
10:33a chi gareggia con te. Tutti possono partecipare alla gara, ma solo alcuni possono partire più
10:39avanti. Il privilegio è un vantaggio. È un vantaggio che si possiede in un modo un po'
10:45vigliacco e sleale, perché non ha nulla a che fare con il merito o le singole capacità.
10:51Lo si possiede basta, ed è interiorizzato in ognuno di noi in molteplici sfaccettature.
10:58Facilmente questo vantaggio di cui godiamo si maschera dietro al paravento della nostra
11:03normalità. È lì che si trasforma nella violenza che esercitiamo sull'altro, con le nostre parole
11:09e con i nostri atteggiamenti. Ma è quando finalmente lo riconosciamo in noi, che può
11:15trasformarsi in uno strumento di lotta e fare eco a chi chiede giustizia sociale, a chi in
11:21quella gara partecipa sì, ma viene sempre lasciato indietro.
11:32La lotta per i diritti è fondamentale e, come dice Angela Davis, la libertà è una
11:38lotta costante.
11:43Se noi ci alleniamo e ci abituiamo a decostruire quotidianamente, costantemente, i nostri principi
11:51per poi arrivare a delle conclusioni completamente nostre, che sono solo farina del nostro sacco.
11:59Noi ci aiutiamo anche a renderci conto del fatto che siamo degli uni all'interno della
12:04società. Siamo un uno posto all'interno di una società. E' uno dei primi sintomi della
12:09conoscenza, credo sia il dubbio. Noi dobbiamo fare il processo che ci porta ad avere dei preconcetti
12:15e dei pregiudizi, ad avere dei concetti e dei giudizi che siano completamente nostri.
12:20quindi probabilmente dal dubbio noi possiamo partire per arrivare poi alla conoscenza.
12:47Io ho un nome insolito per il mio paese. Quando ero piccola ciascuno lo pronunciava a modo
12:52suo. Questo a qualcuno avrebbe dato fastidio, ma io sorridevo e a volte non correggevo neanche
12:59chi sbagliava. Erano altre le cose che mi facevano arrabbiare. Come chi senza conoscermi
13:05traeva conclusioni affrettate sui miei pensieri, sulla mia famiglia, sul mio carattere, insieme
13:11a quelli che, beh, non facevano la differenziata.
13:15Una volta vedi in tv una lite tra due subretti di origine sudamericana. Nulla di più comune
13:21in tv di una bella lite. Bella si fa per dire. Ma una donna, la conduttrice, pensò bene di
13:28commentare la vicenda dicendo, beh, è normale che sia successo, perché si sa, le sudamericane
13:36sono molto litigiose. Queste parole si scontrarono con molta violenza con la mia identità di adolescente.
13:44Io che non mi arrabbiavo mai, neanche con chi sbagliava ripetutamente il mio nome. Io che salvavo
13:50le ombricchie delle lumache del marciapiede nei giorni di pioggia. Negli anni seguenti capì che la
13:56litigiosità è un sintomo di uno stato d'animo travagliato e che non è certo un tratto codificato
14:03nel nostro DNA. Negli anni seguenti, inoltre, scoprì che la non violenza, il pacifismo, la
14:09politica ecologista e i ponti tra culture erano la mia strada. La conduttrice? Io non l'ho più vista.
14:17Temo che sia rimasta rinchiusa nella sua gabbia mentale.
14:29La voglia di riscatto e il coraggio di saper andare, ma anche di saper restare, di volare,
14:35sorvolare, ritornare, guardare avanti e non mollare, ma poi, per un istante, fermarsi e osservare,
14:44guardare indietro per confrontare e ricominciare, spinti dalla voglia di cambiare e di pensare in
14:52grande, di dimostrare a se stessi che nonostante tutto ce la puoi fare, qualsiasi sia il costo da pagare.
15:23Ho incontrato la parola responsabilità in due diversi momenti della mia vita. La prima volta
15:30è stata quando ero molto piccola e vivevo ancora nel mio paese d'origine. Ho disprezzato quella
15:36parola perché i miei genitori, divorati da questa responsabilità nel garantire una stabilità
15:42economica e un futuro migliore, mi avevano privata della loro presenza fisica. Quando mi
15:47sono trasferita in Italia, ho sentito la netta distanza tra me e i miei genitori, che col tempo
15:53siamo riusciti sempre più ad accorciare. Ed è sempre col tempo che ho capito che la responsabilità,
15:59a modo mio, non deve essere sentita come una sorta di obbligazione, ma piuttosto come una scelta.
16:08Per me la religione islamica e cultura italiana sono perfettamente compatibili, che convivono
16:13senza problemi e non mi sono mai posta il problema di scegliere tra le due. Il velo fa parte
16:18della mia identità, il velo che ho scelto io, con la mia volontà e non mi è stato imposto
16:23da nessuno, che simbolizza la mia identità religiosa. Anch'io, come donna, ambisco a rivindicare
16:31i miei diritti e distruggere soprattutto i pregiudizi che si hanno nei confronti della
16:37donna, soprattutto la donna musulmana, perché molti occidentali pensano che la religione
16:42musulmana vieta alla donna di lavorare o andare a scuola. Realizzando i miei obiettivi, i miei
16:49sogni, soprattutto cercando di avere gli stessi diritti che ha l'uomo, come donna tutti i giorni
16:56devo combattere. Ad oggi, con la fortuna di essere cresciuta con due culture bellissime,
17:02quella nigeriana e quella italiana, ed avendo imparato ad accettarle entrambe, a farle coesistere
17:08ed accettare che non sono uguali agli altri a cui tanto volevo assomigliare, ma che in realtà
17:13siamo tutti diversi, posso dirvi che la diversità è bellissima e come disse Schopenhauer, noi
17:18perdiamo tre quarti di noi stessi per essere come le altre persone, quindi non omologatevi,
17:23non perdete voi stessi, ma siate voi stessi.
17:39Questo mondo sembra appartenere da sempre a questa giovane fanciulla cresciuta tra due
17:46culture, tra due comunità, tra due mentalità, tra due mondi. Ecco, adesso si emoziona questa
17:54bellissima ragazza per tutti i traguardi raggiunti, piccoli o grandi, belli o brutti
18:00che siano, non importa.
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