00:00Per noi l'Europa continua a essere quella dei padri fondatori, una comunità di nazioni
00:07libere che si mettono insieme per assicurare prosperità ai loro popoli, per assicurare
00:13pace. Un'Europa oggettivamente lontana da quella dei cavigli e delle regole, dei burocrati
00:21che pensano o che pretendono di decidere al posto di chi ha un mandato democratico per
00:25farlo, della standardizzazione che rischia di cancellare interi modelli produttivi e una
00:30ricchezza che è data dall'identità , della competitività delle imprese che viene evocata
00:37continuamente a parole ma poi viene di fatto combattuta con le regolamentazioni. Questa
00:43deriva ideologica e burocratica è il primo nemico dell'Europa e colpisce uno dei pilastri
00:50della sua identità che è il mondo agricolo e penso che chi come noi vuole costruire
00:57un'Europa davvero forte, competitiva, all'altezza delle sfide di questo tempo non possa non partire
01:01dall'agricoltura. Ed è quello che abbiamo fatto in questi anni. Anche qui insieme ci
01:07siamo battuti, lo ricordava sempre Ettore, perché la politica agricola comune tornasse
01:11a perseguire gli obiettivi sanciti dai trattati, cioè garantire approvvigionamenti alimentari sicuri
01:18e di qualità , riconoscere alle imprese e ai produttori il giusto prezzo per il loro
01:23lavoro. E lavorando spalla a spalla abbiamo scongiurato il taglio del 24% della PAC, siamo
01:29riusciti anche a portare in Italia più risorse delle altre nazioni europee, per la prima volta
01:35più risorse della precedente PAC. Chiaramente sappiamo che è un percorso ancora lungo perché
01:39il negoziato è ancora in corso e sempre spalla a spalla dovremo difendere i risultati che
01:46abbiamo fin qui portato avanti.
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