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  • 1 giorno fa
(askanews) - Un sarcofago romano decorato con la Morte di Meleagro e altri episodi del mito usato come elemento narrativo per raccontare la storia di un gesto, qui rappresentato. Parte da questa suggestiva costruzione la mostra intitolata proprio Storia di un gesto alla Fondazione Luigi Rovati di Milano, curata da Salvatore Settis.

«L'abbiamo raccontato puntando sulla formalità del gesto - ha detto il professore ad askanews - sul fatto che un gesto può essere un geroglifico, può rappresentare qualcosa con una certa costanza. Ora il gesto che è protagonista di questa mostra, una figura che accorre sulla scena di qualche evento tragico, la morte di qualcuno, gettando violentemente le braccia all'indietro nella sua corsa, questo gesto è un gesto altamente convenzionale che indica la disperazione, il dolore estremo. Questo gesto si era formato nell'antichità classica, entra nel repertorio per circa due secoli, poi sparisce completamente per mille anni e infine ritorna quando un artista, Nicola Pisano e un altro, Giotto, vedono un sarcofago, che è proprio quello qui in mostra, e riconoscono questo gesto e lo rilanciano sulla scena del mondo».
La mostra unisce archeologia, storia dell'arte e teoria dell'immagine
L'esposizione ha anche una sezione dedicata al pensiero di Aby Warburg, che individuò in questo gesto un caso emblematico di trasmissione delle forme espressive dell'antico, sintetizzato nel concetto di Pathosformel. E, partendo dal sarcofago, il gesto, dopo un lungo oblio, torna per attraversare di nuovo i secoli.

«Nicola Pisano - ha aggiunto Settis - lo usa per una madre della strage degli innocenti, è una madre che piange la morte del figlio. Giotto lo usa per San Giovanni accanto al Cristo morto e così via. E Picasso lo usa invece per il bombardamento di Guernica cioè per un dolore, una guerra, per una morte collettiva».

La mostra in Fondazione Rovati si presenta come un'indagine che unisce archeologia, storia dell'arte e teoria dell'immagine, per offrire al pubblico una prospettiva inedita sulla continuità e trasformazione dei linguaggi figurativi dall'antichità al contemporaneo.

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00:00Un sarcofago romano decorato con la morte di Meleagro e altri episodi del mito, usato come elemento narrativo per raccontare
00:06la storia di un gesto, poi rappresentato.
00:09Parte da questa suggestiva costruzione la mostra intitolata proprio Storia di un gesto alla Fondazione Luigi Rovati di Milano e
00:16curata da Salvatore Settis.
00:17L'abbiamo raccontato puntando sulla formalità del gesto, sul fatto che un gesto può essere un geloglifico, può rappresentare qualcosa
00:25con una certa costanza.
00:26Ora, il gesto che il protagonista di questa mostra, cioè una figura che accorre sulla scena di un qualche evento
00:34tragico, la morte di qualcuno, gettando violentamente le braccia all'indietro nella sua corsa,
00:39questo gesto è un gesto altamente convenzionale che indica la disperazione, il dolore estremo.
00:45Questo gesto si era formato nell'antichità classica, entra nel repertorio per qualcosa come due secoli, poi sparisce completamente per
00:51mille anni e poi ritorna quando un artista, Nicola Pisano e un altro,
00:56giotto, vedono un sarcofago che è proprio quello qui in mostra, riconoscono questo gesto e lo rilanciano sulla scena del
01:03mondo.
01:04L'esposizione ha anche una sezione dedicata al pensiero di Abbi Warburg che individuò in questo gesto un caso emblematico
01:10di trasmissione delle forme espressive
01:12dell'antico sintetizzato nel concetto di pathos formel e partendo dal sarcofago il gesto, dopo un lungo oblio, torna per
01:19attraversare di nuovo i secoli.
01:21Nicola Pisano la usa per una madre della strage degli innocenti, è una madre che piange la morte del figlio,
01:29Giotto la usa per San Giovanni accanto al Cristo morto e Picasso la usa invece per il bombardamento di Guernica,
01:36cioè per un dolore, per una guerra, per una morte collettiva.
01:39La mostra in Fondazione Rovati si presenta come un'indagine che unisce archeologia, storia dell'arte e teoria dell'immagine
01:45per offrire al pubblico una prospettiva inedita sulla continuità e la trasformazione dei linguaggi figurativi dall'antichità al contemporaneo.
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