00:00Beh, io direi che abbiamo ancora, ed è più grave, smarrito il contatto con l'esperienza,
00:06con l'esperienza degli uomini. Sono stato qualche settimana fa in Etiopia, nel Tigray,
00:14sono stati uccisi in una guerra terribile circa 600.000 persone. Sganciarsi dall'esperienza
00:21significa pensare gli uomini come delle pedine, come dei numeri, come merci di scambio, pensare
00:28che le logiche di forze, di guerra, possono naturalmente, tra le corrette, creare dei danni
00:37collaterali. Invece l'esperienza umana grida che ogni vita è preziosa, che per una mamma,
00:45per un uomo, i propri figli sono cosa preziosa, come i propri genitori. Non selezionare luoghi
00:53significa abitare l'esperienza umana e sentire che il dolore della sofferenza, il dolore della
01:03morte è uguale per tutti. È una vera politica, deve tener conto di questo. Noi ci stiamo
01:09rassegnando, stiamo adoperando dei linguaggi di guerra, stiamo consumando immagini, eppure
01:18questo è un percorso pericolosissimo perché non possiamo pensare alla guerra, alla morte,
01:25al rischio del futuro come una variabile necessaria con cui convivere. No, dobbiamo affermare
01:34che ogni vita è preziosa, che c'è la possibilità di una composizione multilaterale, che la diplomazia
01:42è fatta di compromessi e non bisogna avere paura dei compromessi per salvare i beni più
01:48importanti. E fa una certa impressione sentire anche autorevoli commentatori che dicono che
01:57la guerra è una condizione normale della storia. A me fa francamente un po' paura.
02:02Senta, Monsignore, a proposito di curare le ferite, un'espressione del Cardinale Zuppi
02:09che ha usato parlando di una chiesa che appunto deve partire dalle ferite della società.
02:16Ecco, secondo lei quali sono le ferite più profonde della nostra società in questo momento?
02:22Beh, mi lasci fare una battuta su quell'affermazione di prima. Forse è inevitabile anche la malattia,
02:28ma noi la combattiamo e diamo la vita più facile possibile. Soprattutto per i propri cari
02:35noi vogliamo che la malattia non faccia e non produca sofferenza o diminuisca il termine
02:42dell'esistenza. Quindi, no, non penso che la guerra sia inevitabile. È l'amore inevitabile,
02:51che la convivenza. Per le ferite sono tante. Pensiamo ai giovani. Ci sono degli indici impressionanti di sofferenza.
03:05A volte verso gli altri si manifesta, a volte verso se stessi e il proprio corpo. Pensiamo alle sofferenze
03:13prodotte dalla povertà che si sta allargando. La sofferenza della solitudine è una società
03:20che produce sempre più infelicità a causa della solitudine e del rallentarsi dei legami sociali.
03:28Ecco, la Chiesa si preoccupa dell'uomo e quindi si preoccupa dei bisogni dell'uomo. Quando entriamo
03:35in contatto con una persona a cui vogliamo bene, ci poniamo il problema come sta, cosa posso fare
03:41per questa persona, come posso aiutarla. Noi vediamo che c'è bisogno di un aiuto della Chiesa, c'è bisogno
03:51di una presenza e di una parola della Chiesa. Io direi anzitutto una parola di senso, perché ciò che smarrisce
03:57l'uomo è non avere una chiesa sul proprio destino. L'abbiamo visto in tante tragedie, l'ultima quella
04:05del piccolo Domenico, quella dei ragazzi morti in Svizzera. In questi giorni, anche se non se ne parla,
04:14sono centinaia di immigrati o immigranti che muoiono nel mare. C'è bisogno di una parola di senso sul destino
04:24e che dica che la vita non è inutile. La Chiesa ha questo senso da offrire. E poi
04:32un'azione di solidarietà, capace di legare le esistenze dentro un vincolo che si chiama carità,
04:42si chiama solidarietà, si chiama volontariato, si chiama necessità di sentirsi legati agli altri.
04:49E poi direi che la Chiesa può offrire il fondamento di legami sociali, perché ciò che spesso si sfaula
05:00è proprio la coscienza di stare dentro un unico braccio che chiamiamo popolo. Cioè la nostra società ha bisogno
05:08di rinvigorire legami sociali. E la Chiesa può dare un proprio contributo dando una visione dell'uomo
05:15e una percezione di un comune di sé.
05:19Monsignor Batturi, per la chiusura dell'anno santo nella Basilica di Bonaria Cagliari c'era una croce
05:27realizzata dai detenuti del carcere di Uta. Quindi parliamo di persone, famiglie che chiedono
05:33di non smarrire quelle relazioni sociali che gli sono dovute. Tutto questo accade mentre la Sardegna
05:42rischia di diventare un territorio carcerario, mi passi il termine, carcerario è marginale per effetto
05:49dell'arrivo dei detenuti in regime di 41 bis. Ecco, Monsignore, c'è una via d'uscita, si è tanto
05:57parlato
05:57di indulto di ferito, di giustizia riparativa, però sembra una macchina lenta a mettersi in movimento.
06:04Che ne pensa?
06:05No, sono d'accordo. Quella croce è stata realizzata dai detenuti di Uta su un pezzo di legno ginepro
06:14regalato da un membro della Polizia Penitenziale. Ed è stato un bellissimo segno. Poche settimane fa
06:23sono stati in carcere e in un dialogo con i detenuti si diceva se tutti conoscessero ciò che siamo,
06:31come ci stiamo rapportando con il nostro passato, come immaginiamo il futuro, forse sarebbe più facile
06:38il dialogo. Naturalmente questo per le parti più consapevoli, però sono moltissimi coloro che lì
06:45fanno un cammino di consapevolezza, di volontà di integrazione, di bene vicendevole anche dentro
06:52quel contesto, ma si sentono esclusi in un angolo, proprio dentro delle mura che custodiscono una sorta di
07:01solitudine o difendono un'incomunicabilità. Questo è gravissimo per noi uomini, per noi che
07:08crediamo sia nel Vangelo, e pensiamo che i carcerati devono essere visitati perché con loro anche
07:16Gesù si è identificato, ma anche i membri della convivenza civile possono riconoscersi nella Costituzione
07:22che parla non del carcere ma della pena, che ha una finalità rieducativa. Quindi la prima cosa da fare
07:29è consentire a chi sta dentro di parlare, agli altri, agli altri di parlare, di conoscere con quanti
07:38stanno dentro. Perché è una vita di comunità che consente a una storia di riabilitarsi. L'uomo non può essere
07:48definito
07:48da un errore e dal suo passato, c'è di più. E noi o coltiviamo questo di più o lo
07:55condanniamo a un errore
07:57passato. Questo è impossibile, è ingiusto. I papi, sia Francesco che Papa Leone, avrebbero chiesti di clemenza
08:07durante l'anno che non sono arrivati. Per questo l'idea dell'indulto di perito, maturato durante il giubileo
08:15è un'idea interessante, sta raccogliendo diversi consegni del mondo giuridico, del mondo della teologia, del mondo
08:25della pastorale e della società. L'idea è quella di sentire un cammino militativo ai detenuti
08:33in modo da attestare la loro capacità di prodere di un indulto. La giustizia riparativa è ormai
08:42a una certa esperienza di prassi, però va coltivata, va strutturata bene. Noi non possiamo difenderci
08:52dal crimine eliminando i soggetti che ne sono stati responsabili, ma aiutandoli a superare
09:00questo dramma che è un dramma per tutti. Questo mi sembra decisivo anche sul tema del 41
09:09mese. Dobbiamo porci il problema certamente di un regime che dia sicurezza alla società,
09:15ma anche che dia la possibilità di cambiamento alle persone e questo è possibile solo dentro
09:20un rapporto, un rapporto con comunità, con volontari, con i preti, con quanti possono entrare
09:27in contatti. Concentrare tutti su alcune carceri in certi luoghi, magari eliminando il contatto
09:39di altri detenuti con le loro comunità di riferimento, mi sembra un'idea non buona, che può essere
09:45oltremente contestato.
09:48Monsignor Baturi, c'è un tema ricorrente sul ruolo della Chiesa, se ne è parlato anche
09:56qualche settimana fa, ed è il tema della rilevanza nella società italiana oggi. C'è qualcuno
10:04che parla di perdita, di rilevanza, la conferenza episcopale precisa chiarisce che semmai è cambiata
10:13l'azione della Chiesa nella società e quindi le chiedo qual è oggi il senso della presenza
10:21della Chiesa in un paese secolarizzato, con una società spesso distante dalla Chiesa, c'è
10:29un processo di cambiamento in corso?
10:32Il processo c'è sia nella società che dentro la Chiesa, basterebbe pensare i numeri circa
10:39le vocazioni sacerdotali e quindi è chiaro che cambia il paese, un paese che vede una presenza
10:46più numerosa di altre religioni, ma anche di atei, di agnostici e quindi misurare la
10:52rilevanza, bisogna stabilire qual è il criterio di rilevanza, solo quello politico e solo quello
10:59politico-partitico, politico-partitico-governativo. Cos'è rilevante? Per noi cristiani è davvero
11:07rilevante seguire il nostro Signore nella sua predicazione di amore e di gloria di Dio,
11:15ma verso i fratelli e quindi il ruolo della Chiesa è quella di, certamente anche in una
11:21società plurale, di essere portatrice di una visione dell'uomo e di valori fondamentali
11:27e abbiamo tutto il diritto e il dovere di offrire questo perché possano queste idealità
11:34e questa antropologia, questa visione dell'uomo e anche di fede contribuire alla crescita di
11:40una casa comune, sapendo che dalla fede deriva un bene per tutti. A parità di condizioni vogliamo
11:49collaborare con tutti evidentemente, ma come diceva Benedetto anche i laici hanno bisogno della
11:55fede e chi è portatore di una fede ha bisogno anche di una ragione illuminata. Dall'altra parte
12:04il tema della rilevanza è che bisogna decidere il terreno, non sempre è il Parlamento, oppure è la
12:11capacità di dare soluzioni, quello dipende da tanti fattori, ma la Chiesa è presente lì dove l'uomo vive,
12:19soffre. Pensiamo che in Italia esistono 120 mila ministri sardinari dell'eucaristia che
12:28tutte le settimane vanno a trovare gli ammalati, è o no un indice di rilevanza? Chi lo fa?
12:36Assolutamente. Chi condivide la vita senza tetto, offre loro un pasto, basterebbe pensare come
12:48la presenza del welfare della Chiesa abbia modificato l'idea tipica italiana del terzo
12:55settore, perché non esiste in altre parti del mondo, perché in Italia è stata capace di creare
13:02un welfare comunitario basato su reti di corpi intermedi che ha modificato il volto dell'imperale.
13:09certo. Quindi certi giudizi vanno un po' filtrati e la società, noi dobbiamo crescere sempre
13:18pure la sequela del Signore e della felicità all'uomo, ma non mi lascerei troppo condizionale
13:24per questi giudizi.
13:25Perfetto, senta, abbiamo un minuto, Monsignor Batturi, le faccio una domanda a proposito
13:31di rilevanza di politica, che un po' lei stava richiamando. Referendum giustizia, dai
13:37Vescovi è venuto l'invito a partecipare alla consultazione, quindi a non disertare le urne,
13:44a informarsi per compiere una scelta consapevole nel segno del bene comune, questa è stata proprio
13:51la posizione della conferenza episcopale. Però le chiedo, e davvero le chiedo un telegramma
13:57per concludere, c'è però una stanchezza generalizzata, Monsignor Batturi, questa stanchezza poi rischia
14:04di diventare indifferenza di fronte a tutto. Lei non ha la sensazione che tanta comunicazione
14:10poi alla fine abbia schiacciato in generale, vorrei dire, il confronto sui grandi temi, perché
14:17ormai restano i duelli in televisione, ma forse in termini di approfondimento non andiamo
14:22tanto bene, che ne pensa?
14:26È stata proprio l'indicazione della Sceglie, andava in questo senso, il tema della giustizia,
14:32il tema del processo è un tema importantissimo e ci sono tante questioni che non sono risolvibili
14:39risolvibili con referendum. Allora, anzitutto su questi temi chiediamo che ci sia un confronto
14:45reale tra tutti e che non può corrispondere agli schieramenti parlamentari, questa è già
14:52una cosa abnorme. Dall'altra parte chiediamo a tutti di rendersi conto delle ragioni e di
14:58assumere una posizione, sapendo che ci sono dei valori fondamentali, ma anche delle opzioni
15:05che sono opinabili, che dipendono da soluzioni tecniche e istituzionali che non derivano
15:11né dalla fede, né dal principio morale rispetto a cui salviamo la libertà di orientamento.
15:17Però io ho la stessa percezione di stanchezza nei confronti di un dibattito che più che
15:24sui problemi vuole affermare la necessità di una vittoria, di uno schieramento su un altro.
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