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  • 11 ore fa
Il rapporto madri–figlie è quasi sempre riconosciuto come sublime e intoccabile, ma non tutte le relazioni sono uguali. Ci sono madri che non rappresentano la casa, ma un enigma. Non rifugio, ma distanza. E il dialogo diventa una traduzione impossibile. L’incomunicabilità diventa un macigno e mancano gli strumenti per capirsi e dirsi davvero. Ed è proprio in quella crepa che si inserisce Il mestiere di mia madre (Piemme), il romanzo di Costanza Ghezzi, ospite del vodcast Il Piacere della Lettura: un libro che non consola, ma illumina.
Trascrizione
00:00Benvenuti al Piacere della lettura, con noi Costanza Ghezzi, benvenuta.
00:04Grazie, grazie per l'invito.
00:06Il libro di cui parleremo oggi è Il mestiere di mia madre, edito da PM,
00:11ed è un romanzo sull'eredità familiare tra madre e figlia che attraversa 80 anni di storia.
00:19Puoi raccontarci in sintesi la storia?
00:22Do appena un cenno della storia, perché poi è bello scoprirla.
00:26Io ho iniziato innanzitutto a scrivere il libro basandomi su una storia vera,
00:32perché la storia è il racconto di un'amica che è venuta a casa mia dicendo
00:38io ho questa storia familiare, la mia storia particolare, ma tu che sai scrivere potresti farne un racconto.
00:45Quindi sono partita con questo e ho narrato la storia della madre di questa mia amica fino alla vecchiaia.
00:52Qui c'è tutto questo arco che tu dici di 80 anni e l'arco di vita di Lucetta,
00:57che è una delle protagoniste del libro.
01:00Il libro inizia nel 1940, durante la Seconda Guerra Mondiale, e arriva fino ai giorni nostri.
01:07I protagonisti appunto sono Lucetta, la madre, e Flaminia, la figlia,
01:12donne che hanno in sé, in maniera diversa, tantissimi vuoti.
01:17E hanno anche tantissime paure. Puoi raccontarci del loro rapporto, di loro, come madre e figlia?
01:25È un rapporto non convenzionale, atipico, e mi è piaciuto perché accanto alla storia vera
01:31e poi l'ho arricchita ovviamente con la mia fantasia e con la mia persona, la mia personalità,
01:37volevo rappresentare un rapporto madre-figlia atipico.
01:39Perché non per forza ci deve essere comunque un vincolo che ti lega alla madre o alla figlia per tutta
01:46la vita.
01:47Questo vincolo può essere, lo possiamo accogliere, lo possiamo rifiutare,
01:51possiamo essere altre persone rispetto alla madre.
01:54Quindi volevo rappresentare un rapporto madre-figlia dove la madre è una figura anaffettiva, senza pentirsene.
02:00E la figlia non ha modo di confrontarsi su questo con la madre perché la madre non ascolta,
02:05non ha gli strumenti per ascoltare, non vuole ascoltare.
02:09E quindi Flaminia, che tra tutti i figli è la persona più sana, se possiamo così, più equilibrata,
02:15usiamo questa parola, e Flaminia riesce in qualche modo a diventare se stessa
02:21staccandosi dall'utero, dal cordone che la teneva legata alla madre.
02:26Volevo rappresentare un po' questo.
02:28Come anche cercare di dare alle donne, alle ragazze, alle figlie, alle madri,
02:35una possibilità di liberarsi da questo legame che non per forza ti deve condizionare tutta la vita.
02:41Infatti il tuo libro è pieno di amore, cioè parli tanto di amore in realtà nella sua mancanza
02:48e quindi parli del non amore, soprattutto del non amore di una madre.
02:56Come sei riuscita ad affrontare, ma anche ad affondare in questo non amore, in questo vuoto?
03:05Una domanda ottima, grazie, veramente, meriterebbe forse anche più tempo, perché è tutto lì.
03:12Mi ha fatto notare anche un altro lettore, un uomo in quel caso,
03:17che la parola amore viene in realtà nominata pochissime volte,
03:20quando invece nei romanzi, romanzi storici viene spesso nominata.
03:24E c'è il non amore, il non amore.
03:28Perché Lucetta e Flaminia sono delle persone molto molto semplici,
03:34devono restare attaccate alla praticità della vita quotidiana,
03:38al problema di come sbarcare proprio la giornata,
03:40non hanno spazio per l'amore, non viene insegnato.
03:43A Lucetta non è stato insegnato l'amore, perché anche lei è cresciuta in una famiglia inaffettiva,
03:47ha subito delle violenze e non riesce a trasmetterlo neanche a Flaminia.
03:51Quindi l'amore è un qualcosa che non trovano già pronto nemmeno nell'idea,
03:55a parte nei fotoromanzi, in quest'idea così, però non hanno spazio, non hanno tempo,
04:01non hanno proprio il senso di cosa significhi amare, essere amati.
04:07E quindi se cercano di costruirselo, Flaminia ci riuscirà, Lucetta no.
04:13Lucetta vive poi dal suo particolare in un amore fino alla fine,
04:17a parte forse il rapporto con la figlia.
04:20Non voglio spoilerare un po' il contenuto.
04:23No, infatti è bellissimo leggerlo.
04:25Tu parli anche di viaggi, perché parti dalla Sicilia, Lucetta parte dalla Sicilia,
04:31poi arriva a Roma, poi si viaggia ancora, Tivoli, eccetera.
04:36In più Flaminia prima da una parte, poi dall'altra, insomma, si viaggia molto.
04:41Però mi ha molto colpito come tu hai raccontato San Basilio.
04:46Cioè, in quel periodo, negli anni 60, diciamo 50-60, quando poi lei rimane e poi se ne va,
04:52c'è il boom economico.
04:54Però tu l'hai raccontato dalla parte degli ultimi, dei poveri,
04:58quelli che non sono riusciti a fare quel salto.
05:00Ed è proprio lì a San Basilio che ho visto il cambio di Lucetta.
05:07Cioè, prima era una donna capace di amare,
05:10lì c'è uno scatto, è come dire, è diventata fredda in un istante.
05:14Questo scatto, questo switch, questo cambiamento di Lucetta
05:20è proprio innescato dal contatto con Roma.
05:25Lei arriva da una Sicilia rurale, molto povera, del dopoguerra,
05:29la piena di Vittoria, lavoro nei campi,
05:33arriva in una Roma luminosa.
05:35Volevo dare l'idea di questo arrivo in una Roma solare
05:38rispetto al paesaggio invece più tetro, più buio della Sicilia.
05:42arriva in una Roma che esplode di luce in un periodo economico
05:46che sta decollando.
05:48Lei vuole essere parte di questo.
05:51Stando insieme al Gregorio, che è poi l'amante con il quale è fuggita,
05:55capisce nel giro di pochissimo che non riuscirà a arrivare da nessuna parte.
06:00È a quel punto che lei dice la fortuna me la devo costruire da sola
06:03e rinuncia ad essere protetta dagli uomini
06:07e si lancia verso la sua strada, verso la sua vita.
06:11Quindi il boom economico era quasi stato un escamotage
06:16per iniziare, per innescare questo cambiamento di Lucetta.
06:22Il titolo Il mestiere di mia madre può alludere sia il fatto
06:26che fare la madre è un mestiere, sia il mestiere della madre
06:31e in quel caso è il mestiere più antico del mondo,
06:35in alcuni casi, diciamo, si dice così.
06:38E in quel momento, sempre parlando di quegli anni,
06:42c'è stata la legge Merlin, dove quindi le case chiuse,
06:46le case chiuse sono state chiuse.
06:49E quindi, secondo te, come hai pensato all'impatto
06:53che questa legge ha avuto da un punto di vista sociale
06:57e nel mondo delle donne?
06:58Secondo me è stato un impatto molto forte,
07:01per quello che ne so e che ho letto,
07:03che poi mi è arrivato anche, no?
07:05Un impatto molto forte, non del tutto positivo,
07:09perché poi non siamo, non siamo stati in grado
07:12come società, come governo, istituzioni, di gestirlo.
07:16Quindi c'è stata una gran confusione,
07:19perché è logico che queste persone che facevano il lavoro
07:22della prostituta non potevano dall'oggi al domani
07:27cambiare o smettere, perché quello era il loro sostentamento.
07:30Anzi, c'è stato uno sfruttamento, come spesso succede,
07:35sotterraneo, quindi uno sfruttamento maggiore,
07:37perché non più controllato, in nessun modo controllato.
07:40E quindi si sono trovate sbandate
07:42e secondo me anche hanno subito maggiori violenze
07:46rispetto a prima, dove c'era comunque una forma di controllo.
07:50E mi piaceva anche figura di Lucetta,
07:53che magari è anche un po' irreale,
07:55non so dirti quanto,
07:57però una figura che in questo caos, no?
08:01Della chiusura delle case chiuse,
08:03lei riesce da sola a gestirsi
08:06senza sottomettersi a nessun altro uomo,
08:08a nessun'altra persona.
08:09Lei ha il suo ufficio, lo chiama ufficio,
08:12non lo chiama appartamento,
08:14dove svolge il suo lavoro.
08:16Una volta che ha finito se ne va a casa
08:17e si gestisce da sola.
08:19Ora questo non so quanto sarebbe stato possibile
08:22negli anni 60, no?
08:24Arrivare a tanto,
08:26però mi piaceva dare dignità anche al mestiere.
08:29Al mestiere più antico del mondo.
08:31I padri mancano, non ci sono padri,
08:35e se ci sono non riescono a riempire dei vuoti.
08:38È stato più doloroso affrontare
08:41l'assenza fisica dei padri
08:43o l'assenza emotiva della madre?
08:46Sicuramente l'assenza emotiva della madre.
08:48Questo lo vedo, purtroppo,
08:50ora non me ne vogliano i padri,
08:53purtroppo lo vedo un po' ogni giorno.
08:55Io poi ho lavorato per molti anni
08:56in un centro antiviolenza,
08:57e quindi storie di padri assenti
09:00non ho sentito tantissime.
09:03È anche vero che poi sia la figura del padre,
09:05della madre, ma tanto più del padre,
09:07può essere sostituita da una figura maschile positiva
09:09di riferimento.
09:11In questo caso, magari Lello
09:12riesce a essere la figura positiva.
09:15La madre, l'assenza della madre,
09:17specialmente per una figlia,
09:20può essere molto più dolorosa.
09:22Al padre, poi, no?
09:23Il padre può essere comunque sostituito,
09:25perché è così.
09:26Sì, perché viviamo ancora in una società
09:30dove la cura, il compito della cura
09:34dei figli come degli anziani
09:36spetta la donna,
09:37e quindi spesso è la donna
09:38che resta accanto al bambino
09:40finché non è in grado di spiccare il volo
09:42di diventare adulto.
09:43Vorrei parlare del linguaggio.
09:45Tu sei un editor,
09:47quindi la lingua la conosci bene,
09:50ma qual è la differenza che hai trovato
09:53ad essere scrittrice in un editor?
09:57Tantissima, tantissima,
09:59perché allora quando tu fai l'editing a un testo
10:02c'è una distanza, c'è una grande distanza.
10:05Poi a volte io mi emoziono anche
10:07sui testi degli altri,
10:09quindi c'è i testi che amo di più
10:10e che seguo di più,
10:11che li voglio bene quasi come fossero figli miei
10:13e sono contenti quando li vedo.
10:15Però ecco, la scrittura, almeno per me,
10:17è un'azione, è un gesto molto intimo.
10:20Io quasi soffrivo mentre scrivevo, no?
10:23E quindi non riuscivo,
10:25e penso comunque sia abbastanza comune questa cosa,
10:28non riuscivo a vedere
10:30con la distanza giusta
10:31quello che avevo scritto.
10:33Ora certo, essendo un editor,
10:35penso non ho fatto errori di sintassi,
10:38di ortografia,
10:39però c'è un altro discorso
10:41che è importante per fare,
10:43per scrivere un bel libro,
10:44è quello della voce.
10:45e poi con quale voce scrivi la storia?
10:48Perché le storie, poi alla fine,
10:50se le vediamo,
10:51sono un po' sempre le stesse, no?
10:52Dei tempi di Omero,
10:53sono storie che si raccontano,
10:55che si ripetono,
10:56i soggetti,
10:57però l'importante è la voce
10:58con la quale tu racconti la storia.
11:00E poi quello è un po' il lavoro, no?
11:03Dell'essere quasi un cantastorie
11:04quando tu scrivi.
11:06C'è il cantastorie che riesce a incantarti
11:08e tu l'ascolti fino alla fine
11:10e quello che invece ti annoia
11:11o non riesci a seguirlo.
11:13E secondo me la cosa più difficile è quella, no?
11:15È trovare la voce,
11:16una voce che sia autentica,
11:18che sia originale, riconoscibile.
11:21E in questo, secondo me,
11:22avere un editor anche di me stessa
11:24è stato fondamentale
11:25perché mi ha confermato,
11:27mi ha aiutato proprio sulla struttura
11:30e sul ritmo.
11:31E ti si è lasciata andare oppure si è stato un po'...
11:34Sì, sì, sì, no, tantissimo.
11:36Perché quello che vorrei
11:37che gli autori facessero con me
11:38e quindi l'ho fatto anch'io con il mio editor, no?
11:41Cioè, con l'autore si instaura sempre
11:43un rapporto molto, molto intimo, eh?
11:46Posso usare questa parola?
11:48Perché vai comunque a lavorare
11:50su un qualcosa di prezioso,
11:51di faticoso,
11:52dove l'autore ci ha messo molto di sé
11:54e quindi devi per forza
11:56essere in empatia con lui,
11:57devi avere un feeling,
11:59altrimenti non lavori bene.
12:01Devi essere fiducia.
12:02Flaminia adulta
12:04rilegge in qualche modo la madre
12:06e sceglie una forma di clemenza critica.
12:10È un invito al lettore
12:12a praticare la lettura del passato,
12:16cioè rileggere il passato
12:17non giudicandolo.
12:19Perfetto.
12:20Ma hai detto tu quello che magari
12:21io non riuscivo a dire così bene.
12:23Cioè, nel senso che a volte
12:24si resta troppo ancorati al passato
12:26e si soffre,
12:28si soffre inutilmente.
12:30Quindi bisogna dargli un senso,
12:32bisogna ovviamente lavorarci sopra,
12:34riviverlo, ripensarci.
12:35Flaminia l'ha fatto,
12:36Flaminia l'ha fatto
12:37mettendo una distanza di anni
12:38tra lei e la madre, no?
12:40Poi quando si sono ricongiunte,
12:42ritrovate,
12:43lei era una donna ricostruita
12:44e quindi il passato
12:45a un certo punto
12:46va lasciato alle spalle
12:47se si vuole andare avanti.
12:48Oggi, al piacere della lettura,
12:50abbiamo parlato di
12:51Il mestiere di mia madre,
12:53edito da PM.
12:54E tu quale libro ci consiglieresti
12:56per il piacere della lettura?
12:57Io consiglio una raccolta di racconti
13:00di Filippo Cerri,
13:01Le malaveglie,
13:02di tutto FQ.
13:03E questo perché entriamo sempre
13:05nel tema della lettura
13:07come storia da ascoltare,
13:09non solo da leggere.
13:11Sono una serie di racconti
13:13legati alle leggende,
13:14e al fantastico
13:17del territorio della Maremma,
13:19ma non solo,
13:19perché dopo una profonda analisi
13:21e documentazione storica, no?
13:24Dei fatti che vengono narrati,
13:27Filippo ci racconta le paure
13:29che ancora oggi sentiamo,
13:33mettendoli in alcune situazioni,
13:35in alcuni contesti,
13:36tutti, appunto,
13:37come ripeto, documentati.
13:40Mi piace il libro,
13:41perché comunque poi ci sono anche
13:42dei simboli, dei disegni,
13:43e mi piace tantissimo la copertina
13:46che è stata disegnata da Chiara De Marco.
13:49È un libro a cui voglio molto bene
13:50e consiglio di leggerlo.
13:53Grazie mille.
13:54Grazie a voi, grazie.

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