00:15Se Cyrus fosse stato realizzato da un regista italiano, sarebbe l'ennesima variazione sul
00:20tema e non se ne vogliono andare.
00:22In un paese come il nostro, di trentenni e quarantenni precari senza alcuna prospettiva
00:26di futura solidità , il parcheggio nella dimora familiare sembra essere ormai diventata
00:30la regola.
00:31Se però a trattare la stessa materia sono gli americani Jay e Mark Duplass, allora la
00:36pellicola diventa un esotico ed improbabile divertissement.
00:39In Cyrus il grandissimo John C. Reilly interpreta un 45enne divorziato, depresso e infantile.
00:45Sfortuna o fortuna vuole che alla festa di fidanzamento dell'ex moglie, Catherine Keener, altra icona
00:50del cinema indie, si imbatta in Molly, la splendida Marisa Tomei, una donna che comprende al volo
00:56il suo umorismo sopra le righe, forse perché a casa lo attende un figlio ormai adulto ma
01:00ancor più infantile.
01:10Film da attori e di situazioni, Cyrus sfodera il repertorio del miglior cinema indipendente
01:16americano.
01:17La sensazione che ne deriva è quella di vedere un film che prende vita e si evolve in tempo
01:21reale davanti ai nostri occhi in nevrotico e costante mutamento.
01:25Il rischio corso da molte pellicole indie è quello di dar l'impressione di poter rinunciare
01:29ad una solida struttura narrativa col solo risultato di infondere nello spettatore la sensazione
01:34di girare a vuoto.
01:35Con Cyrus ciò non accade mai, grazie soprattutto allo straordinario talento degli interpreti,
01:40capaci di guardarsi dentro con onestà per dar vita a personaggi ricchi di umanità e spessore.
01:55Nel triangolo edipico non manca l'elemento di rottura, rappresentato in questo caso da
02:00un bravissimo Jonah Hill.
02:01Il suo paffuto Cyrus è a dir poco inquietante, capace di mettere in imbarazzo se stesso e
02:06chi gli sta intorno, solo per accaparrarsi l'affetto totalizzante della madre.
02:11e ti prometto che te ne creerò in dubbio.
02:12Ah, caro Miro.
02:15È tutto bene?
02:16Sì.
02:18Non scoparti mia madre, è meglio che ti ci abitui.
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