00:00Siamo giunti alla trentesima edizione di Miarte, io derigo Miarte ormai da sei anni, sarebbe anche un po' facile questo percorso di crescita portarla avanti facendo un copia e incolla, ma invece no, esattamente come nel jazz abbiamo deciso di improvvisare, di complicarci la vita, di cambiare, di cambiare veste, di cambiare sede, ci siamo trasferiti in un nuovo padiglione che per noi è una sfida, ma è una sfida che noi rilanciamo anche al nostro pubblico e alle gallerie,
00:25quello di ripensare un format, un format che si stava consolidando, che è molto solido, che attira gallerie da tutto il mondo, ma che aveva bisogno dal nostro punto di vista di qualcosa di fresco, di nuovo e quindi complicarsi appunto la vita invece di fare un solo piano, tre piani, invece di avere tante gallerie, ridurre i metri quadri, quindi solo 160 gallerie, ma lavorando estremamente attentamente sulla qualità dei progetti.
00:47Per la prima volta ho parlato praticamente con tutte e 160 gallerie, lavorando con l'ora dei progetti che siano sempre di più curati, questo ha portato anche alla partecipazione di nuove gallerie che si sono lasciate invitare, stimolare da questo nostro input,
01:00infatti arrivano per la prima volta gallerie come Stefania Bortolami da New York, come Troutwein Erlet, gallerie che di solito uno vede nei corredori di Arbaselo, di Frise, che invece scelgono di puntare su Milano,
01:09ma ci piace pensare anche proprio per questa nostra idea di fare una nuova Mi Art, nuova ma anche un po' sempre la stessa, noi diciamo sempre Mi Art but Different,
01:18cioè salvare tutto quello che è funzionato negli anni e invece poi inventarsi qualcosa di nuovo, un twist come appunto nel jazz.
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