Un frammento di diplomazia catturato dalle telecamere, una conversazione che — almeno nelle intenzioni — avrebbe potuto aprire uno spiraglio storico. Venerdì France Télévisions, l'azienda che gestisce il servizio pubblico radiotelevisivo in Francia, ha diffuso una clip inedita girata a Kiev il 10 maggio 2025, svelando i meccanismi interni dei negoziati tra i leader europei e Washington nel tentativo di fermare la guerra in Ucraina. Il video, tratto dal documentario "La guerra, Donald Trump e noi" — in onda martedì prossimo su France 2 — mostra il presidente francese Emmanuel Macron mentre informa telefonicamente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump di un passaggio cruciale: il via libera di Kiev a un cessate il fuoco con Mosca. «Donald, so che è molto presto per te. Mi dispiace chiamarti a quest’ora», esordisce Macron, prima di proporre una chiamata allargata con i leader coinvolti. Dall’altra parte dell’oceano, Trump risponde senza esitazioni: «Dimmi cosa sta succedendo». Gli europei avevano appena convinto l’Ucraina ad accettare un cessate il fuoco incondizionato di 30 giorni, sotto supervisione statunitense. Un’intesa che, poche ore più tardi, sarebbe stata respinta da Mosca. «Ha accettato tutto?» chiede Trump. Alla conferma di Macron, il presidente americano si lascia andare a una battuta che suona come un’auto-investitura: «Allora il Premio Nobel per la Pace». Un commento pronunciato con evidente soddisfazione — il Nobel che, di lì a poco, verrà invece assegnato alla leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado. La chiamata corale da Kiev In una seconda sequenza, girata pochi minuti dopo, Macron richiama Trump circondato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dal premier polacco Donald Tusk, dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e dal primo ministro britannico Keir Starmer. «Ci sono molti giornalisti qui, deve saperlo, signor Presidente», avverte Zelensky, mentre Macron ribadisce i termini dell’accordo.
Il leader ucraino insiste sulla necessità di esercitare pressioni su Mosca, invocando nuove sanzioni in caso di rifiuto. «Pensa che possa funzionare?» chiede a Trump. La risposta è fiduciosa: «Credo che sarà d’accordo. È il momento giusto. Ho avuto una buona conversazione con lui», riferendosi al presidente russo Vladimir Putin. Dalla speranza allo stallo La realtà, però, prende un’altra direzione. Poche ore dopo, Putin respinge il cessate il fuoco e propone negoziati diretti per il 16 maggio. I colloqui si tengono a Istanbul, senza la presenza dei due presidenti: Mosca invia una delegazione di secondo piano. Un nuovo tentativo, all’inizio di giugno, si conclude ancora una volta con un nulla di fatto.
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