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  • 2 giorni fa
Lo strazio degli amici, le lacrime dei colleghi in divisa, con il fiocco nero disegnato sul volto. Corone e mazzi di fiori appoggiati in un angolo dello stretto passaggio vicino ai parcheggi, dove, nel tardo pomeriggio di lunedì 5 gennaio, è stato ucciso il capotreno Alessandro Ambrosio (il sospettato, Jelenic Marin, è stato fermato). Oggi però, è anche il giorno in cui si chiede più sicurezza per chi lavora, ogni giorno, sulla rete ferroviaria emilia-romagnola e italiana ed è quotidianamente, esposto al rischio di aggressioni, verbali e fisiche.. Così, dopo il ricordo, il cordoglio, la grande commozione, arriva anche il momento di far sentire la propria voce. In centinaia, dopo la deposizione di fiori e corone, sono partiti in corteo, diretti verso la Prefettura di Bologna, con la richiesta di un incontro con il prefetto Enrico Ricci. Alla testa del corteo anche l'assessora regionale ai Trasporti, Irene Priolo. «È ovvio che in seguito a una morte di questo tipo, a un omicidio, i lavoratori sono ancora più scioccati. A questo punto noi chiediamo alle istituzioni, alla politica, al governo e alle aziende anche degli interventi più più forti, sapendo, però, che è un problema di pubblica sicurezza», spiega Daniele De Maria della Filt-Cgil. 

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