00:00 Questa è la fine della danza.
00:06 Questo è l'inizio di Manifesto Cannibale.
00:17 Si parte dall'idea di una relazione con l'essere piante, con il radicamento del vegetale in
00:22 opposizione alla mobilità dell'animale, ma poi lo spettacolo cresce, cresce attraverso
00:27 il tempo, lo spazio e la stessa idea di teatro e danza per arrivare a qualcosa di enorme,
00:31 di incandescente e inedito.
00:33 Francesca Pennini è una coreografa e artista fondatrice di Collettivo Cinetico che al Sant'Arcangelo
00:38 Festival ha portato il suo Manifesto Cannibale, opera totale, articolata su due macro-momenti,
00:44 ma attraversata da una serie di rimandi e suggestioni quasi sconfinata.
00:48 La questione è che per me questo lavoro ha a che fare con tutto e con tutto soprattutto
00:52 nel senso del reale, cioè di un mondo, dello sconfinamento del mondo e in qualche modo
00:59 il rettangolo, il ritaglio di mondo che è lo spettacolo è un punto di vista che però
01:05 ingurgita effettivamente, cioè dove vale il todo.
01:08 Non ho pensato di spingermi verso gli estremi, ho pensato di toccare qualcosa che per me
01:14 era essenziale e quindi anche in questo senso è una ricerca per me veramente su ogni secondo
01:21 in scena e sul fatto che è una presa di posizione anche politica, sul tipo di patto e di relazione
01:27 che si instaura e che si inventa con lo spettatore.
01:30 In una luce fantascientifica, con momenti in cui l'azione sembra addirittura cinematografica,
01:34 ma con una costante e seminale presenza dei corpi, Manifesto Cannibale a un certo punto
01:38 pare spingere lo spettatore sull'orlo di un grande buco nero talmente potente da inglobare
01:43 tutta la realtà, non solo quella della messa in scena.
01:46 Sembra portarci sull'orizzonte degli eventi, come dicono i fisici, quel confine dove il
01:51 tempo rallenta fino quasi a fermarsi prima di scivolare nell'incontrollabile e tutto
01:56 lo spettacolo ha questo elemento decisivo di incontrollabilità per la stessa autrice
02:00 che lo rende meraviglioso e potentissimo, come se essere Cannibale fosse proprio lo
02:04 spettacolo in sé e il suo pasto, tutto ciò che sta oltre il palco.
02:08 Io ho sempre avuto tantissima necessità di controllare le cose e forse proprio per questo
02:15 non è che è così interessante psicanalizzarlo, però per questo forse artisticamente ho sempre
02:20 cercato di boicottare questa cosa, per ricreare dei piani perfetti con delle valvole che li
02:26 rendevano irrealizzabili, però questo uscire dalla possibilità di controllo per me è
02:32 la meraviglia.
02:33 Una meraviglia che assume forme sempre diverse fino a spingersi sul terreno della simbiosi
02:37 pressoché totale tra l'opera e il pubblico, fino a superare ogni idea di unità di luogo
02:41 e di tempo, nel senso che teoricamente lo spettacolo non ha una fine, ma si propaga,
02:46 si diffonde, è danza, è azione, è anche altro, il pubblico può andarsene a un certo
02:51 punto o può scegliere di restare e chi resta è come se davvero si radicasse come una pianta,
02:57 dentro qualcosa di bellissimo ma che non sappiamo, nessuno sa che cosa sia.
03:02 Mi piace pensare di essere attraversata, di fare delle scelte anche molto radicali e molto
03:07 forti in cui credo, però è come vederle crescere da sole poi, cioè di rimanere di
03:16 lato e guardare cosa succede.
03:18 E quello che succede è tanto, potrebbe essere tutto, ma in fondo, per fortuna, restiamo
03:22 nel terreno del dubbio, della nebbia, delle possibilità, così accade l'arte, ecco,
03:27 forse questa è la cosa meglio approssimata che possiamo dire.
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