11 mesi fa

Web, la crisi ucraina scuote la rete e fa dimenticare il Covid

Quotidiano Nazionale
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Roma, 24 feb. (askanews) - Per la prima volta da due anni il tema Covid viene superato da altre questioni. È quanto emerge da una ricerca condotta da

SocialCom che, con l'ausilio della piattaforma Blogmeter, ha analizzato le conversazioni sul web tra il 15 e il 23 febbraio.

Dalle prime ore del mattino del 24 febbraio, inoltre, si registra un vero e proprio picco delle conversazioni, segno che gli italiani stanno seguendo con apprensione l evolvere della situazione. Più del 75% degli utenti in rete esprime il proprio timore attraverso un sentiment negativo (75,29%), cresciuto di

oltre cinque punti nelle ultime ore e di quasi dieci nel mese di febbraio. Centrale la figura di Vladimir Putin, considerato dagli italiani l attore "protagonista" della vicenda ucraina, il leader in grado di determinare il destino dell intero occidente. Tuttavia, il sentiment nei suoi confronti è in prevalenza

negativo (77,55%) con previsione di ulteriore crescita.

Putin, guerra ed energia sono i tre macro-temi che emergono con maggiore forza nelle conversazioni, il timore è quello di una "guerra" globale che possa in qualche modo bloccare nuovamente la vita delle persone dopo l emergenza Covid. Inoltre, seppur minoritario, esiste un blocco di conversazioni dove sono

frequenti considerazioni di tipo economico, che legano gli aumenti dell energia alla rapida evoluzione che sta avendo questa nuova escalation.

Di fronte a tutto questo la politica italiana sta cominciando a reagire, anche se con ritardo. Nelle conversazioni che si sono sviluppate sui canali social dei parlamentari, infatti, il tema prevalente nell ultima settimana è stato il Covid (613 pubblicazioni) e solo nelle ultime 48 ore i parlamentari sembrano

essersi accorti della questione ucraina.

"L'analisi dei comportamenti e delle conversazioni degli italiani su web e social si dimostrano sempre di più uno strumento indispensabile per analizzare la realtà", spiega Luca Ferlaino, founder di SocialCom. "Anche in questo caso, purtroppo, le paure del Paese reale si sono dimostrate fondate, mentre le

conversazioni dei decisori vertevano su altri temi".

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