Nell'Iraq lacerato dalle tensioni cresce la nostalgia di Saddam. Rabbia e delusione per l'impoverimento inarrestabile del paese

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Baghdad (TMNews) - Dieci anni dopo l'invasione statunitense, l'Iraq si domanda con angoscia se non si stesse meglio quando si stava peggio.Anni di violenze quasi inimmaginabili, crisi economica e una sfiducia crescente nella classe politica oggi al potere stanno alimentando una nostalgia crescente e a prima vista inarrestabile nei confronti di Saddam Hussein, uno dei più feroci dittatori del Medioriente, giustiziato per i crimini di guerra commessi contro il suo stesso popolo nel 2006. Il che la dice lunga sullo smarrimento e la rabbia della popolazione irachena, come traspare dalle parole di Abu Hussein al-Mussawi, un agricoltore della provincia di Salaheddin, a nord di Baghdad."Amiamo Saddam più di quanti amano de Gaulle perché era un uomo al servizio del suo popolo, dei suoi concittadini, della sua terra e se dovessi parlare di tutto quello che ha realizzato e organizzato non mi basterebbe una giornata intera".L'uomo forte dell'Iraq, soprannominato dai suoi nemici il "macellaio di Baghdad", venne scoperto dalla truppe statunitensi rifugiato in un covo sotterraneo nei pressi di Tikrit, città natale e suo feudo incontrastato, nel dicembre 2003, otto mesi dopo la caduta della capitale irachena di fronte all'offensiva di una formidabile coalizione militare internazionale guidata da Washington.Ma oggi il paese è lacerato da una guerra civile che ha sconvolto la vita della popolazione mentre le divisioni politiche che corrono lungo linee di faglia etniche e pseudo-religiose, dietro le quali non è difficile scorgere interessi giocati sui più vasti equilibri mediorientali, non fanno che alimentare una problematica nostalgia per un dittatore responsabile della morte di decine di migliaia di iracheni."Nonostante tutti i difetti del regime, spiega Um Mustafa, insegnante in un liceo femminile di Tikrit, la situazione non è paragonabile alle colpe del governo e dei politici attuali. Oggi il nostro paese è controllato a distanza dagli Stati Uniti e all'interno delle sue frontiere dall'Iran".La disillusione si accompagna alla frustrazione di fronte alla corruzione e alla stagnazione dell'economia e della ricostruzione dell'era post Saddam."Il governo non sta facendo nulla, sottolinea Abu Ali al-Takriti, ex ufficiale dell'esercito in pensione. Tre quarti delle forze di sicurezza non sta ricevendo i salari, il paese è devastato dagli attentati e i cittadini non ricevono i servizi necessari per condurre una vita normale".Anche per questo, sempre più iracheni, disoccupati e alla prese con un quotidiano sempre più drammatico, sarebbero pronti a barattare la libertà con la stabilità e l'ordine di cui godevano sotto Saddam.(Immagini Afp)

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