Iniziato a Torino il processo d'appello del caso "Eternit". In aula ex operai di Casale Monferrato, Rubiera, Francia e Belgio

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Torino (TMNews) - È durata circa un'ora a Torino la prima udienza del processo d'aoppello sul caso Eternit che ha visto la condanna in primo grado a 16 anni di reclusione e al risarcimento di 80 milioni di danni per i vertici dell'azienda, Louis De Cartier e Stephan Schmidheiny, ritenuti responsabili dei 2.100 decessi per tumori e per gli oltre 800 ammalati tra gli ex operai delle fabbriche italiane, entrati in contatto con amianto. I due, non presenti in aula, sono stati condannati per disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche.Romana Blasotti, presidente dell'Afeva, l'associazione vittime dell'amianto. "Ho l'impressione che questi individui farebbero più volentieri i 16 anni di pena anziché tirar fuori i soldini. "A loro non gliene importa proprio niente di tutti i morti, difatti in Brasile ci sono dei video che mostrano le nuove fabbriche con gli operai che hanno sulle tute la scritta: l'amianto non fa male. Fra 30 o 40 anni anche là succederà quello che è successo qui".A seguire il processo al palazzo di Giustizia di Torino sono arrivate oltre 500 persone da Casale Monferrato in Piemonte e Rubiera in Emilia Romagna, dove si trovavano gli stabilimenti Eternit oltre che da Francia e Belgio dove si sono verificati casi analoghi. Il processo riprenderà a partire dal 18 febbraio con 3 udienze alla settimana.

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