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    Rimini, Vitali contro la burocrazia la macchina del male

    Riposta
    altarimini

    per altarimini

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    Sarebbero 15 le realtà imprenditoriali bloccate e 250 i posti lavoro persi a causa dell'apparato burocratico, definito come una "Macchina del male". E' la denuncia del presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali, che con le elezioni vicine chiede uno snellimento dell'apparto burocratico, tra le cause principali della paralisi dell'economia.

    "La macchina del male": gli esempi riportati dal Presidente della Provincia

    Nella sua dissertazione, Vitali parte dalla Conferenza dei servizi, convocata per semplificare la procedura di concessione o autorizzazione. Ad essa partecipano tutti gli enti interessati, che possono chiedere integrazioni ai documenti presentati dal proponente. La conferenza non deve durare più di 90 giorni, ma alcuni enti possono derogare ai 30 giorni richiesti per fornire i propri pareri: se il parere negativo arriva però dopo i 90 giorni, i diritti del proponente subiscono un'ingiustificata limitazione.
    Un altro esempio più concreto riguarda le domande presentate nel 2005 da due società interessate alla realizzazione di una centrale idroelettrica sul Marecchia. La competenza della pratica è passata alla Regione, considerata la non uniformità dei pareri di comuni ed enti coinvolti. E' stata attivata la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, la cui competenza è rimbalzata dalla Regione al Ministero, dal Ministero alla Regione, in quanto era assente una valutazione di preferenza della Regione tra uno dei due progetti. Il cambiamento di alcune norme ha reso necessaria poi l'integrazione della domanda da parte dei proponenti e il rilascio dell'autorizzazione per la parte energetica, la cui competenza è della Provincia: l'ente però non poteva provvedere senza il completamento della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. Da allora la pratica non si è conclusa: le opere urgenti e indifferibili vengono così inevitabilmente...differite. La procedura di Valutazione di Impatto Ambientale è un'altra nota dolente: il Ministero dell'Ambiente provvede alla nomina della Commissione, questa può chiedere modifiche ai progettisti e può trascorrere del tempo, senza che il parere sia formulato, fino al decadimento della Commissione stessa. Viene così nominata una nuova commissione che a sua volta può chiedere integrazioni e sopralluoghi. Dopo il parere favorevole arriva la delibera della Regione. Infine il decreto viene controfirmato dal dirigente incaricato e poi nuovamente dal Ministro. Per la realizzazione della A-14, denuncia Vitali, passò un anno solo per la firma ministeriale.
    La "macchina del male" produce anche effetti distorsivi nell'ambito di un procedimento amministrativo. Mentre la VIA si applica a progetti di opere civili e industriali, la VAS (Valutazione Ambientale Strategica) si applica a piani e programmi, come da legge regionale del 2008 che recepisce un decreto del Governo applicativo di una direttiva europea. Nelle intenzioni del legislatore europeo, la Vas è una valutazione preventiva sugli "impatti significativi ambientali": consente così di vagliare possibili soluzioni alternative, che rispettino gli obiettivi di sostenibilità ambientale. In Italia invece la VAS diventa una verifica a posteriori del percorso amministrativo: viene allegata alle delibere delle varianti urbanistiche, limitandosi a indicare delle prescrizioni ambientali. In sostanza la VAS interviene solo quando i piani strategici hanno già preso decisioni potenzialmente dannose per l'ambiente, mentre queste dovrebbero essere bloccate sul nascere, con la proposta di soluzioni alternative. In parole povere, la VAS dovrebbe indicare ciò che non rispetta l'ambiente; in realtà può solo limitarsi a indicazioni su come rispettare l'ambiente.