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    Messico, convivere con la violenza: parla la psicologa. Gli esperti denunciano: si sta perdendo umanità, troppa paura

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    askanews

    per askanews

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    Messico, (TMNews) - "L'umanità sta perdendo il senso della tragedia, che io equiparo al senso si empatia, la capacità di identificarsi con i sentimenti e la sofferenza di un altro, qualcosa che viene dal nostro cervello". La neuropsicologa criminale Feggy Ostrosky inquadra così la situazione del Messico, un Paese messo in ginocchio dalla violenza, diventata una costante della vita quotidiana: il bilancio è di oltre 50mila morti negli ultimi sei anni, vittime della guerra tra cartelli della droga, che ha creato un clima di insicurezza costante e di indifferenza, tanto che la gente ha smesso di contare i morti."Non fanno più notizia, ti dicono che c'è stato un decapitato, poi ti dicono che ce ne sono 70, perdi la cognizione e non ti rendi conto che si tratta di 70 vite, 70 bambini, uomini e donne". L'esperta spiega che si tratta di un meccanismo di difesa per sfuggire al dolore: scappare dalla realtà però non è la soluzione.Per chi ha subito la violenza e ha visto morire un marito o un figlio, per chi ha perso del tutto la sicurezza ed è assalito dalla paura, la reazione più naturale è la rabbia, accompagnata da una sorta di paralisi: non si esce di casa, le famiglie si chiudono in se stesse. L'unico modo per superare lo stallo, dicono gli esperti, è parlare di violenza: prima che i messicani rischino di perdere del tutto la loro umanità.