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    Ruoppolo Teleacras - Blitz " Scacco matto ", 33 arresti

    Riposta
    Bestiacane

    per Bestiacane

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    Il servizio di Angelo Ruoppolo Teleacras Agrigento (
    http://www.facebook.com/pages/Angelo-Ruoppolo/40129859538?ref=search ) del 4 luglio 2008. Blitz dei Carabinieri di Agrigento e della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. 34 mandati di cattura contro le famiglie mafiose della zona occidentale della provincia di Agrigento.
    Ecco il testo:
    Dopo gli arresti il commento del Procuratore Capo di Palermo, Francesco Messineo, e' lapidario, radicale: '' sono stati azzerati i clan di una zona della provincia di Agrigento ''. Ecco perche' il blitz di oggi dei Carabinieri agrigentini e della Direzione distrettuale antimafia di Palermo e' stato intitolato ''Scacco matto ''. Colpo mortale al clan ''Capizzi'', ai mandamenti del Belice e di Lucca Sicula, ed alle famiglie della parte occidentale della provincia di Agrigento, tra Sciacca e Ribera. Ricostruite e decapitate le cosche, prima fedeli a Salvatore Riina, adesso a Matteo Messina Denaro e Giuseppe Falsone, a cavallo tra le province di Trapani e di Agrigento. Una roccaforte mafiosa, disegnata dai magistrati della Dda e dai Carabinieri come una piovra capace di monopolizzare il mercato del calcestruzzo, di pilotare gli appalti pubblici, di gestire il racket delle estorsioni, di imporre sub appalti e manodopera. L'inchiesta e' stata coordinata dai Sostituti Gianfranco Scarfo' e Rita Fulantelli ed e' il frutto anche delle rivelazioni, nuove di zecca, di Giuseppe Sardino, 45 anni, il gia' Consigliere comunale di Naro, fedelissimo del superlatitante Giuseppe Falsone, che si e' pentito ai primi di giugno. Una raffica di manette. 34 mandati di cattura. Sette arresti a Ribera, 7 a Burgio, 6 a Montevago, 5 a Menfi, 2 a Sciacca, Sambuca di Sicilia e Santa Margherita Belice, uno a Lucca Sicula. Le accuse: associazione mafiosa, estorsione, turbativa di gare di appalti pubblici, condizionamento dei subappalti e imposizione di manodopera. Ecco gli arrestati:
    Accursio Dimino, 50 anni, di Sciacca, presunto Capo della famiglia mafiosa di Sciacca,
    Michele Di Leo, 43 anni, di Sciacca,
    Pietro Derelitto 45 anni, di Burgio,
    Raffaele Sala, 36 anni, di Burgio,
    Girolamo Sala, 48 anni, di Burgio,
    Mario Davilla, 43 anni, di Burgio,
    Giuseppe Antonio Perricone, 54 anni, di Burgio,
    Nicolò Di Martino, 71 anni, di Ribera
    Gaspare Schirò, 66 anni, presunto capo della famiglia mafiosa di Menfi,
    Antonino Pumilia, 53 anni, di Menfi
    Tommaso Militello, 45 anni, di Palermo ma domiciliato a Menfi,
    Vito Bucceri, 36 anni, di Menfi,
    Giuseppe Barreca 32 anni, di Menfi,
    Giovanni Campo, 46 anni, di Menfi,
    Filippo Campo, 40 anni, di Menfi,
    Calogero Rizzuto 48 anni, presunto capo della famiglia di Sambuca di Sicilia,
    Antonino Maggio 45 anni, di Sambuca di Sicilia,
    Gino Guzzo, 49 anni, presunto capo della famiglia di Montevago e del Mandamento del Belice,
    Antonino Gulotta, 40 anni, di Montevago,
    Giuseppe La Rocca, 54 anni, di Montevago,
    Giuseppe Clemente, 37 anni, di Montevago,
    Pasquale Ciaccio 42 anni, presunto capo della famiglia di Santa Margherita Belice,
    Vitino Cascio, 66 anni, di Santa Margherita Belice,
    Francesco Fontana, 71 anni, di Partanna, in provincia di Trapani,
    Giuseppe Morreale, 39 anni, di Santa Margherita Belice,
    Salvatore Imbornone, 48 anni, presunto capo della famiglia di Lucca Sicula e del Mandamento di Lucca Sicula, Ribera e Burgio,
    Francesco Capizzi, 49 anni, presunto Capo della famiglia di Ribera e cugino del Capo storico della citta', adesso ergastolano, Simone Capizzi,
    Giuseppe Capizzi, 39 anni, di Ribera,
    Paolo Capizzi, di 40 anni, di Ribera
    e Paolo Capizzi, di 68 anni, anche lui di Ribera,
    Biagio Smeraglia, 45 anni, di Ribera,
    Antonino Montalbano, 46 anni, di Ribera
    e Giuseppe Orlando, 45 anni, di Ribera.
    Alcuni particolari dell'inchiesta. Gino Guzzo, capo del mandamento del Belice, e Calogero Rizzuto, boss della famiglia di Sambuca di Sicilia, avrebbero adibito una officina di Montevago come quartiere generale delle loro presunte attivita' illecite. Dentro la stessa officina sono state piazzate delle microspie e cosi', ad esempio, si e' scoperto che ad essere taglieggiata e' stata anche una impresa che si e' aggiudicata alcuni lavori alla fognatura di Sciacca. Ed ancora, un altro degli indagati, Biagio Smeraglia, imprenditore di Ribera, ha temuto le microspie, tanto che si e' procurato, insieme a Francesco Capizzi, due scanner sofisticatissimi, capaci di captare la presenza delle cimici, e che oggi sono stati sequestrati a casa di Smeraglia.