Ruoppolo Teleacras - "Ti spacco la testa"

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Il servizio di Angelo Ruoppolo ( https://www.facebook.com/pages/Angelo-Ruoppolo/40129859538 ) Teleacras Agrigento del 30 novembre 2012.
Soldi e beni nascosti per sottrarli alla confisca. Giovanni Brusca a giudizio immediato per violenza privata. Prescritta l' intestazione fittizia e derubricata la tentata estorsione.
Ecco il testo :
Giovanni Brusca risponde di violenza privata. Il reato è di competenza del giudice monocratico. E si procede anche subito a giudizio, senza l'udienza preliminare. E così è. Il Tribunale scriverà sul calendario la data di inizio del processo. Nel frattempo, da Palermo verso Roma viaggeranno gli atti dell'inchiesta. E la Direzione nazionale antimafia e la Commissione sui pentiti al Ministero degli Interni valuteranno se revocare a Brusca il programma di protezione. E tutto ciò perchè ? I soldi, che Giovanni Brusca avrebbe nascosto allo Stato, violando la legge sui pentiti. Il 16 settembre 2010, a Roma, in carcere, a Rebibbia, lo hanno svegliato nella sua cella. Alle 4 della notte. E si è irritato : '' che cosa volete a quest'ora ? ''. E gli hanno sequestrato computer, cd, indirizzi e la posta. E perchè ? 188 mila euro in contanti sono stati scoperti a casa della moglie di Brusca. E lui si giustifica così : "sono i risparmi di una vita" . Poi, spiega : "alcuni beni li ho intestati all' imprenditore Salvatore Sottile''. Ecco perchè è stata contestata l'intestazione fittizia. E Brusca avrebbe tentato di recuperare gli stessi beni, con le buone e con le cattive. Sottile è stato minacciato se non avesse obbedito. Giovanni Brusca intercettato annuncia le sue intenzioni a Sottile : '' ti spacco la testa ''. Ecco perchè è stata contestata la tentata estorsione aggravata. Soldi e investimenti. Ad esempio, il cognato avrebbe proposto alla moglie di Brusca di comprare una rivendita di tabacchi. E Brusca si giustifica così : "sono stati solo progetti". I Magistrati sospettano che Giovanni Brusca, per evitare la confisca, tenta di nascondere i suoi beni tramite prestanone. Ad esempio sarebbero suoi anche alcuni beni intestati all'imprenditore di San Giuseppe Jato, Salvatore Scamardo. Poi, tra le pagine delle indagini vi è una bobina, la registrazione di una telefonata della moglie di Brusca all'avvocato. La donna è arrabbiata perchè al marito non sono concessi gli arresti domiciliari. E' si sfoga così : "forse è meglio che Giovanni al primo permesso premio scappi ''. Giovanni Brusca ribatte : '' io dalla mafia ho guadagnato solo 200 milioni di lire ''. Adesso il reato di intestazione fittizia e' prescritto. La tentata estorsione aggravata e' stata derubricata in violenza privata. Giudizio immediato.

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