Ruoppolo Teleacras - Il carrozzone va avanti da sè

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L'editoriale, in edizione straordinaria del telegiornale di Teleacras Agrigento, di Angelo Ruoppolo. E' il 5 ottobre del 2006. Seduta a vuoto del Consiglio comunale di Agrigento.
Ecco il testo:
Edizione straordinaria, anzi ordinaria, notizia straordinaria, anzi ormai ordinaria, poco dopo le 19 e' caduta la seduta del Consiglio comunale di Agrigento, per mancanza del numero legale....
oggi e' il 5 ottobre, l'autunno e' gia' iniziato astronomicamente da quasi 2 settimane. Forse il Consiglio comunale di Agrigento non se ne e' accorto. Per gli ospiti di Palazzo dei Giganti, per gli inquilini dell'Aula intitolata al compianto Gaspare Sollano, per i rappresentanti del Popolo agrigentino, invece, sembra sia ancora estate, e allora il Consiglio comunale di Agrigento e' ancora in vacanza, le ferie, il dolce far nulla, talvolta anche redditizio, perche' basta rispondere presente al primo appello, poi uscire dall'aula, come accade spesso, ed ecco che nella tasca del consigliere bravo e corretto piovono 150 euro dei contribuenti.
Le telecamere di Teleacras ritornano a mani vuote ormai quasi ogni volta che la seduta del Consiglio comunale e' convocata. Chiediamo il perche' al cameraman e lui risponde, ormai, in modo ripetitivo e consuetudinario: e' mancato il numero legale. Da quando, usando un eufemismo, sono terminate le ferie estive, e' successo tante volte, sicuramente 5, 6 volte. Centro destra e centro sinistra litigano. E' colpa vostra, avete abbandonato l'aula, no, e' colpa vostra, siete usciti fuori dopo il primo appello. Il cittadino e la citta' assistono inerti, stupefatti, inorriditi, forse ormai abituati, incapaci quasi ad indignarsi, forse perche' c'e' anche un limite all'indignazione. Le problematiche sono infinite: le conoscete benissimo. E' inutile ripetere. L'Amministrazione batte la fiacca, si trascina come un treno merci vecchio e arrugginito verso la fine della legislatura.
Il Consiglio viaggia sullo stesso treno, alla stessa velocita', con la stessa non curanza e colpevolezza che fu di Nerone quando bruciava Roma e lui suonava la lira. Parlare di Piani costruttivi, di imprenditori che attendono risposte, e di tanti altri argomenti, e' solo retorica, demagogia.
Il carrozzone va avanti da se', con le regine, i suoi fanti e i suoi re - canta Renato Zero. Quel carrozzone di Renato Zero e' la metafora di un funerale, una citta' che muore lentamente, e forse e' gia' morta.

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