Thailandia, i leader delle Camice Rosse a processo per terrorismo. Dopo due anni e mezzo dalle violenti proteste con 90 morti

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Roma, (TMNews) - Dopo due anni e mezzo dalle violenti proteste che paralizzarono la capitale thailandese, i leader del movimento delle Camice Rosse sono chiamati ora a processo con l'accusa di terrorismo e incitazione alla violenza. Rischiano la pena di morte. Loro respingono fortemente le accuse, accusando il governo di allora e l'esercito. Ma i familiari delle vittime vogliono giustizia.Le proteste del 2010 videro protagoniste oltre 100mila persone, sostenitori del precedete premier Shinawatra, che volevano che il governo rassegnasse le dimissioni. Dopo due mesi, l'esercito ha cominciato a spargere sangue per le strade della città, bruciando anche numerosi edifici.Ora 24 esponenti delle Camice Rosse saranno processati. Nattawut è uno dei leader del movimento, attualmente deputato al ministero del Commercio:"Sono certo che i manifestanti non avessero bisogno di tanti discorsi per essere provocati. Hanno visto molte persone ferite e morenti. La situazione era già esplosiva".I leader del movimento ritengono l'esercito e il governo di allora responsabili della morte di oltre 90 persone e del ferimento di altre 2.000."L'esercito, le forze di sicurezza furono responsabili dei disordini - dice Sunai Phasuk, di Human Rights Watch - ma entrambe le parti sono chiaramente responsabili. Adesso nessuno ammette le proprie colpe, ma i morti ci sono stati".Immagini: Afp

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