Ruoppolo Teleacras - Ad un passo dal Capo, Falsone

Bestiacane
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Il servizio (per il video seleziona Alta qualita' in basso a destra dello schermo) di Angelo Ruoppolo Teleacras Agrigento del 16 giugno 2008. Blitz della Squadra mobile di Agrigento nelle campagne di Palazzo Adriano, in provincia di Palermo. Giuseppe Falsone, capo di Cosa nostra agrigentina, sfugge all'arresto.
Ecco il testo:
Si e' ripetuto, quasi, lo stesso copione cinematografico della cattura e della morte di Daniele Emmanuello. Il 3 dicembre scorso, quando la Polizia circonda una casa di campagna a Villapriolo, in provincia di Enna. Il boss di Gela e' nascosto dentro. Scappa. Gli spari e la morte del superlatitante. Adesso Palazzo Adriano, nel palermitano ma al confine con la provincia di Agrigento. Ancora in campagna. I poliziotti della Squadra mobile di Agrigento, capitanati da Salvatore Montemagno, irrompono dentro un casolare. Dopo l'incursione raccontano che sono stati sicuri che avrebbero scoperto Giuseppe Falsone. Ed infatti sarebbe stato cosi' se lui, il Capo di Cosa nostra agrigentina, non fosse fuggito poche ore prima. In fretta e furia. Si' perche' il covo, tecnicamente, e' ancora caldo. Una cucina arredata, scorte alimentari, un televisore nuovo, una macchina da scrivere, una Bibbia ed una foto di Falsone. Del latitante di Campobello di Licata nessuna traccia. Uccel di bosco. Forse perche' ha fiutato il blitz o forse perche' il pentimento di un suo fedelissimo, Giuseppe Sardino, lo ha intimorito. Tanto da provocare la fuga da Palazzo Adriano cosi' come, forse ai primi di marzo, Giuseppe Falsone sarebbe scappato da qui', un casolare poco fuori Naro, a 150 metri dalla casa di Giuseppe Sardino, gia' consigliere comunale del paese, mafioso e adesso collaboratore della Giustizia. Nel rifugio di Naro la Polizia ha scoperto 4 fucili a canne mozze, munizioni, esplosivo ed ordigni rudimentali. Giuseppe Falsone, invece, e' ancora ''Ghost'', che in inglese significa fantasma, e' che e' il nome delle due operazioni antimafia dei Carabinieri, del 3 marzo del 2003 e del 22 giugno del 2006, che hanno bruciato tanta terra intorno a lui. Poi l'arresto di altri presunti amici, il 6 marzo del 2007, il blitz ''Camaleonte''. Poi il pentimento di Sardino ed il brivido della Squadra mobile di Agrigento di essere vicini alla preda. E invece no. La caccia continua.

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