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    Ruoppolo Teleacras - La mafia del Gattopardo

    Riposta
    Bestiacane

    per Bestiacane

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    Il servizio di Angelo Ruoppolo Teleacras Agrigento ( http://www.facebook.com/#!/pages/Angelo-Ruoppolo/40129859538 ) del 12 marzo 2010. La Direzione distrettuale antimafia di Palermo ipotizza la recrudescenza mafiosa a Palma di Montechiaro. Requisitoria: "condannate Ignazio e Nicola Ribisi" .
    Ecco il testo:
    Un tempo il "Paese del Gattopardo", del Principe Tomasi di Lampedusa e delle monache di clausura, è stato anche la cittadina del fratelli cosiddetti "terribili" . I commercianti Ribisi, roccaforte storica di Cosa nostra a Palma di Montechiaro, nel cuore di Salvatore Riina. Prima il capo bastone è stato Salvatore Di Vincenzo, inteso "Totu Nasu". Poi lo è stato Calogero Sambito, che i Ribisi uccidono nel giugno dell 84. Fuori le famiglie Farruggio, Sambito, Bordino e Di Vincenzo. L' ascesa irresistibile, quanto infuocata dai colpi d' arma da fuoco, dei fratelli Ribisi, legati alla famiglia Allegro, e nelle mani del capo provincia, Giuseppe Di Caro, di Canicattì. Poi tra gli ultimi anni 80 ed i primi 90 le carte sul tavolo subiscono un radicale e violento ribaltone. Ecco Giovanni Calafato, il fratello Salvatore, Croce Alletto, poi anche Domenico Pace, Paolo Amico, Gaetano Puzzangaro e Giuseppe Croce Benvenuto, che saranno, insieme a Giovanni Avarello di Canicatti, i killer del giudice Livatino. Loro sono un "Paraccu", un gruppo impegnato nelle rapine. Poi il salto di qualità, la Stidda, le alleanze e gli agguati, lo sterminio delle famiglie storiche di Cosa nostra, come i Ribisi di Palma di Montechiaro. Il clan dei Ribisi è sospeso, a causa della virulenza della faida scatenata dagli Stiddari, che poi saranno decimati anche loro, non dai proiettili ma dai pentiti. Adesso la Direzione distrettuale antimafia di Palermo e la Squadra mobile di Agrigento ipotizzano che si trami per risollevare le sorti dei Ribisi. Infatti, il 18 settembre scorso è stato arrestato lui, Nicolò Ribisi, 30 anni, di Palma di Montechiaro, titolare di un supermercato, ritenuto il nuovo capo famiglia delle cosche palmesi. In alcuni pizzini sequestrati nel covo di Bernardo Provenzano, in contrada Montagna dei cavalli, a Corleone, un cugino di Ribisi, Giuseppe Bisesi, di Termini Imerese, presenta a Provenzano Nicolò Ribisi come "uomo d'onore, persona di massima fiducia, componente di una famiglia storica" . I pentiti agrigentini Maurizio Di Gati e Giuseppe Sardino hanno indicato Ribisi come il capo della famiglia mafiosa di Palma di Montechiaro. Agli atti dell' inchiesta anche i pedinamenti e le intercettazioni della Squadra mobile di Agrigento. A conclusione della requisitoria, il Pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, lui, Fernando Asaro, ha chiesto la condanna a 12 anni per Nicolò Ribisi, ed a 14 anni per lo zio, Ignazio Ribisi, 52 anni, anche lui arrestato il 18 settembre. I due imputati, difesi dagli avvocati Salvatore Russello e Daniela Posante, sono giudicati con il rito abbreviato innanzi al Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Palermo, Giuseppe Sgadari.