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    Da androidi a invisibili, a Parigi in scena l'evoluzione robotica. Una mostra indaga sul rapporto uomo - robot

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    askanews

    per askanews

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    Parigi, (TMNews) - Terminator, gli androidi di "Guerre, sono alcuni degli esemplari che hanno condizionato la rappresentazione dei robot nel nostro immaginario collettivo; ispirazioni arrivate dalla letteratura e soprattutto dal cinema, a partire da "Metropolis" di Fritz Lang film del 1927 in cui compare il primo androide della storia del cinema, una donna. Maria, questo il suo nome, conteneva già il primo germe dell'ossessione dell'uomo: creare androidi a sua immagine e somiglianza. E' proprio questa dinamica e la sua evoluzione su cui indaga la mostra francese "E l'uomo creò il robot" al Museo delle arti e dei mestieri di Parigi, un viaggio che parte dai primi automi fino agli androidi più sofisticati, come i due che accolgono i visitatori."La realtà della robotica al giorno d'oggi sono i robot che noi non vediamo - spiega la curatrice Nathalie Giuliana - perché sono nelle fabbriche a costruire oggetti della nostra vita quotidiana o perché esplorano luoghi a cui noi non possiamo accedere: il cielo, i fondali marini o il corpo umano".Insomma più un robot è utile e meno si vede e l'ossessione per l'antropomorfizzazione sembra lasciare il campo a macchine pratiche. Per i nostalgici e i cinefili alla fine della mostra sono esposti i robot che hanno fatto la storia del cinema, da "Guerre Stellari" a "Io, robot".(Immagini Afp)