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    Ruoppolo Teleacras - Ciancimino, ancora inediti

    Riposta
    Bestiacane

    per Bestiacane

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    Il servizio di Angelo Ruoppolo Teleacras Agrigento dell' 8 febbraio 2010. Presunta trattativa tra Stato e mafia, e non solo. Terza udienza al processo a carico di Mori ed Obinu riservata alla deposizione di Massimo Ciancimino.
    Ecco il testo:
    Aula bunker del carcere "Ucciardone" a Palermo. Terza udienza riservata alla deposizione di Massimo Ciancimino al processo a carico degli Ufficiali dell' Arma, Mario Mori e Mauro Obinu, imputati di favoreggiamento alla mafia per il mancato blitz a Mezzojuso, il 30 ottobre del 95, in un covo dove si sarebbe nascosto Bernardo Provenzano. Massimo Ciancimino ha depositato il passaporto, che ha ottenuto appena è nato il figlio, 10 giorni dopo il parto. E come? Grazie alla intermediazione del signor Franco, che sarebbe l' agente dei Servizi segreti che per oltre 30 anni sarebbe stato l' eminenza grigia, l' ombra nera della presunta trattativa tra Stato e mafia. La consegna di un passaporto ad un bambino di soli 10 giorni testimonierebbe il legame tra Massimo Ciancimino, il padre Vito e lo 007. Poi ancora i ricordi di Massimo Ciancimino: "mio padre mi spiegò che Forza Italia era il frutto della trattativa tra Stato e mafia" . Ciancimino spiega il contenuto di un pizzino depositato agli atti del processo: "è scritto da Bernardo Provenzano, ed è indirizzato a Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Provenzano parla di un progetto intimidatorio contro il figlio di Berlusconi e poi avverte: mi impegno perchè questo triste evento non si verifichi. Sono convinto che Berlusconi potrà mettere a disposizione le sue reti televisive. Con questo messaggio Provenzano voleva richiamare il partito di Forza Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi ed a non scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell'accordo. La prima parte del pizzino, che io ho custodito, è misteriosamente sparita". Poi ancora le parole Massimo Ciancimino: "quando ero agli arresti domiciliari, nel 2006, l'agente dei Servizi segreti, il signor Franco, insieme a 2 Sotto Ufficiali dei Carabinieri, mi ha invitato a non parlare più delle vicende della trattativa, dei rapporti con Berlusconi, e della cattura di Riina, perchè tanto non sarei stato chiamato a deporre. Ed infatti, fino al 2008, quando decisi di collaborare con i magistrati, nessuno mi interrogò mai. Anche il capitano De Donno mi assicurò che nessuno mi avrebbe ascoltato sulla vicenda della cattura di Riina, su cui sarebbe stato apposto anche il segreto di Stato". Ancora inediti: i Carabinieri ed i Servizi segreti sarebbero stati a conoscenza che Massimo Ciancimino custodiva il papello in una cassaforte dentro la sua abitazione all' Addaura. La cassaforte però non è stata trovata nel corso della perquisizione che fu compiuta quando Massimo Ciancimino fu arrestato per riciclaggio. A Ciancimino oggi i Giudici hanno mostrato le foto della cassaforte scattate nel luglio scorso dalla Dia, la Direzione investigativa antimafia. Ciancimino le ha riconosciute, dopo un attimo di turbamento e commozione che ha provocato l' interruzione dell'esame. Poi ancora la deposizione: "un agente dei Servizi segreti, prima che il 7 giugno del 2006 fossi arrestato, mi disse che stavano per arrestarmi e che non era prudente tenere a casa i miei documenti tra cui il papello. E così io portai all'estero la documentazione di mio padre ed anche il papello". Poi ancora Massimo Ciancimino ha mostrato ai Giudici una lettera scritta dal padre Vito ed indirizzata a Marcello Dell' Utri e per conoscenza a Silvio Berlusconi. Si tratta della rielaborazione del pizzino in cui Provenzano paventa l' attentato contro il figlio di Berlusconi. Ciancimino spiega il contenuto ed afferma: "mio padre avvertiva che avrebbe potuto raccontare quanto sapeva sulla nascita di Forza Italia" . Poi ancora : "gli incontri tra i Carabinieri del Ros e mio padre sono iniziati nel maggio del 92, dopo la strage di Capaci. Mio padre, però, quando fu interrogato, dopo il dicembre del 93, concordò false versioni secondo cui gli incontri si sarebbero svolti dopo la strage di via D' Amelio". Poi: "il capitano Giuseppe De Donno si oppose ad un incontro tra mio padre ed Antonio Di Pietro. Allora Di Pietro era magistrato e mio padre voleva vederlo per raccontargli il sistema di spartizione degli appalti in Sicilia e per dirgli che Totò Riina aveva fatto il salto di qualità facendo entrare direttamente la mafia nelle società ".