La storia di Piera: io testimone giustizia, ho fatto mio dovere. Aiello, testimone grazie a Borsellino, si racconta in un libro

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Milano (TMNews) - "La mafia non dimentica, questo lo sappiamo un po' tutti. Mi sono sempre sentita minacciata però ormai ci convivo da così tanto tempo che mi ci sono quasi abituata". A parlare è Piera Aiello, la prima testimone di giustizia in Italia. La sua storia è raccontata in un libro, "Maledetta Mafia", scritto a quattro mani col giornalista Umberto Lucentini. Aiello, che non può essere inquadrata perché sottoposta a un programma di protezione, ha presentato il suo libro a Milano. Una storia che inizia quando si sposa a 18 anni col figlio di un piccolo boss locale, che viene ucciso. Poi tocca al marito. Nel dilemma se restare la vedova di un mafioso o se dare un futuro a sua figlia, arriva la svolta, grazie a un magistrato: Paolo Borsellino. "Una spalla amica dove appoggiarsi e piangere nei momenti di sconforto", racconta. "Nel corridoio c'era uno specchio - racconta - Borsellino mi disse: 'Tu cosa vedi?' E io a quel punto dissi 'una persona che non ha un futuro'. Lui mi rispose che vedeva una persona che grazie a quello che ha fatto un giorno potrà essere anche lei felice". Oggi Aiello, ha una nuova identità e vive in un'altra città. Lavora nelle scuole e vorrebbe che il suo libro fosse letto dai ragazzi e per questo ha chiesto che sia venduto a un prezzo modico. "Mi sono raccomandata di fare un libro non costoso - spiega - Volevo che i bambini potessero acquistarlo e per trarne un insegnamento del dovere di un cittadino. Quello che è la testimonianza"."Testimoniare oggi - conclude Aiello - potrebbe sembrare più semplice perché c'è più informazione. 22 anni fa era un tabù".

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