Advertising Console

    Ruoppolo Teleacras - Il racket del caro estinto

    Riposta
    Bestiacane

    per Bestiacane

    1,9K
    204 visualizzazioni
    Il servizio di Angelo Ruoppolo Teleacras Agrigento ( http://www.facebook.com/pages/Angelo-Ruoppolo/40129859538 ) del 26 febbraio 2010. Blitz antimafia della Dda e dei Carabinieri del Comando provinciale di Caltanissetta. Arrestato un imprenditore di onoranze funebri di San Cataldo.
    Ecco il testo:
    "I morti anche tuoi, ma le bare e le corone di fiori mie" . Il presunto racket del caro estinto sarebbe dilagato come la chiazza di petrolio del fiume Lambro lungo il Po se i Carabinieri del Comando provinciale di Caltanissetta non fossero intervenuti in tempo. Infatti. Lui è Diego Calì, inteso Dino. Ha 57 anni. Ed è di San Cataldo. E' stato arrestato. Risponde di associazione mafiosa e detenzione di armi. Diego Calì è un imprenditore, non dell' edilizia e nemmeno dell' energia eolica. Lui si occupa di onoranze funebri, tutto l' occorrente per i funerali. Tre punti vendita a San Cataldo. Ebbene, secondo i Carabinieri ed i magistrati della Direzione distrettuale antimafia nissena, capeggiata da Sergio Lari, Diego Calì, aggrappandosi con una mano a Cosa nostra avrebbe imposto con l' altra mano il pugno del monopolio nel settore delle casse da morto. L' arresto di Diego Calì è l' appendice dell' intestino del blitz antimafia del 28 dicembre scorso quando ancora la Procura ed i Carabinieri nisseni hanno arrestato 11 presunti mafiosi. Il gruppo degli 11 è stato ammanettato poco prima che fosse commesso l' omicidio di Stefano Mosca, 44 anni, di San Cataldo, titolare di un'agenzia di pompe funebri e nipote del presunto boss del paese, Salvatore Calì, ucciso il 28 dicembre del 2008 ed anche lui titolare di una'genzia di onoranze funebri. Il blitz del 28 dicembre 2009 ha svelato un arsenale di armi e munizioni, eccolo nella foto.. nascosto qui, a Sommatino, in contrada Mintina, nel casolare di campagna dei pastori Gioacchino e Salvatore Mastrosimone. I due sono stati arrestati insieme al presunto capo clan, Cosimo Di Forte, di San Cataldo. Poi Patrizio Calabrò, di Sommatino. Liborio Gianluca Pillitteri, di Sommatino. Enzo Mancuso, di Canicattì. Maria Indorato, di Sommatino. Giuseppe Taverna, di Barrafranca. Salvatore Lombardo, di Marianopoli. Calogero Ferrara, di San Cataldo. Ed Agata Cianci, di Sommatino, moglie di Salvatore Mastrosimone. Adesso, in occasione dell' arresto di Diego Calì, è stato scoperto un secondo deposito di armi, a disposizione del presunto clan Di Forte. Fucili a canne mozze, pistole e migliaia di munizioni, il tutto nascosto qui, interrato dentro un frigorifero, sotto un ponte lungo la statale 190, ancora nelle campagne di Sommatino, in contrada Mintina.