Ruoppolo Teleacras - Borsellino e l'agenda rossa

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Il servizio di Angelo Ruoppolo Teleacras Agrigento ( http://www.facebook.com/home.php?#!/pages/Angelo-Ruoppolo/40129859538 ) del 26 febbraio 2009. La Cassazione respinge il ricorso della Procura di Caltanissetta contro il proscioglimento del colonnello Arcangioli. Irrisolto il mistero dell'agenda rossa di Paolo Borsellino, rubata da dentro la borsa del magistrato subito dopo l'esplosione mortale in via DAmelio.
Ecco il testo:
L'agenda rossa di Paolo Borsellino è la chiave della strage. Sarebbe l'unica verità tra tanti misteri. Il Procuratore aggiunto di Palermo, lui, Antonio Ingroia, non ha dubbi e dichiara: "l' agenda è conservata in Italia, chi sà parli, e la Procura di Caltanissetta ha una pesante responsabilità, la ricerca della verità" . Renato Di Natale, adesso Procuratore di Agrigento, e Rocco Liguori, sono i magistrati che hanno chiesto al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Caltanissetta, Ottavio Sferlazza, di archiviare l'inchiesta contro ignoti sul furto dell'agenda rossa. Sferlazza ha risposto no ed ha ordinato: "iscrivete nel registro degli indagati il colonnello Giovanni Arcangioli". Lo stesso Sferlazza ha indicato alla Procura i nuovi spunti investigativi da approfondire. Bisogna interrogare due Carabinieri, ritratti sul luogo della strage poco dopo l'esplosione, dalle immagini delle televisioni acquisite dalla Procura, e che sono accanto al colonnello Arcangioli, che ha nelle mani la borsa di Paolo Borsellino. Dei due Carabinieri uno non è stato ancora identificato mentre l'altro è l'appuntato Maggi, che poi ha trasportato materialmente in Questura la borsa senza però dentro l'agenda rossa. Nel frattempo, adesso, su quanto accaduto poco dopo le ore 17 e 58 del pomeriggio del 19 luglio del 92 in via D'Amelio, piomba pesante un altro macigno. La sesta sezione della Cassazione ha respinto, perchè inammissibile, il ricorso della Procura di Caltanissetta contro la sentenza del Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Caltanissetta, Paolo Scotto Di Luzio, che ha prosciolto Arcangioli, imputato coatto, per il quale la Procura nissena, tramite ancora Renato Di Natale, ha chiesto il rinvio a giudizio. Dunque, il colonnello Giovanni Arcangioli, accusato di furto aggravato dall'avere favorito la mafia, non è colpevole. Perchè non ha commesso il fatto. Il fatto però esiste.

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