Ruoppolo Teleacras - Natale e simboli

Bestiacane
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Il servizio di Angelo Ruoppolo ( http://www.facebook.com/pages/Angelo-Ruoppolo/40129859538?ref=search ) Teleacras Agrigento del 24 dicembre 2011.
Al Videogiornale le immagini dei cassonetti a fuoco e l' intervento dei pompieri. Simbolo del disastro Ato rifiuti. Il 2012 sara' l' anno della svolta ? Retorica e demagogia.
Ecco il testo :
Agrigento, tra la via 25 aprile ed il viadotto Morandi. Sacchi di spazzatura, tanti, facile preda di accendini e malintenzionati, e cosi' e' ed e' stato. Il rogo sempre piu' arroventato... e l' intervento dei pompieri...Storia di una storia ormai di ordinaria amministrazione. Natale e' anche tempo di simboli. Il presepe lo e', perche' rievoca la nativita'. L' albero di Natale lo e' perche' alimenta il focolare domestico e la concordia. Ad Agrigento, i cassonetti ricolmi di spazzatura, ed il fuoco e le fiamme che imperversano, sono il simbolo della calamita' Ato rifiuti che si e' abbattuta ormai da anni tra le strade e, soprattutto, sulle nostre tasche. E non si tratta di una calamita' naturale, spesso difficilmente prevenibile e altrettanto difficile da rimediare. E' un disastro artificiale, progettato e architettato non certo da "menti raffinatissime", come Giovanni Falcone indico' gli attentatori sugli scogli dell' Addaura. E, tuttavia, se di malattia si tratta, rivelata e diagnosticata, non vi e' medico o medicina capace di stroncarla e guarire il malato. Leggi di riforma, approvazione, termini, commissari liquidatori, soppressioni, accorpamenti, e, nonostante tutto cio', i colossi Ato rifiuti sono immobili e irremovibili, come gigantesche piramidi egiziane, a beffa dei tanti schiavi che hanno contribuito alla costruzione, noi cittadini contribuenti, che subiamo e paghiamo le dannate tasse. Forse, il 2012 sara' l'anno della svolta, della restituzione del servizio dei rifiuti ai Comuni, e lo scrivo peccando di grave banalita', e scadendo nella ridicolaggine, perche' non lo crede piu' nessuno. Peccherei di piu' pero' se non lo scrivessi, perche', come raccomanda don Franco l' arcivescovo, "non tradiamo la speranza".

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