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    L'attacco a Bengasi, i libici che cercarono di salvare Stevens. Nuove immagini e testimonianze dell'assalto al consolato Usa

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    askanews

    per askanews

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    Bengasi, (Tmnews) - Le fiamme, il fumo, la disperazione. Nuove immagini dell'attacco al consolato americano a Bengasi costato la vita all'ambasciatore degli Stati Uniti Christopher Stevens. E nuove testimonianze di alcuni libici che tentarono di salvargli la vita. Fahed si trovava al consolato quella notte e aveva una videocamera: nel filmato si vedono le fasi concitate per passarsi dalla finestra il corpo di un ferito e poi il grido di gioia dopo aver constatato che l'uomo era ancora in vita. "Stavo registrando questo video - racconta - Ero convinto che fosse un autista o un uomo della sicurezza americano, ma mai avrei pensato che si trattasse dell'ambasciatore". Fahed sostiene che Stevens fosse ancora in vita, ma in condizioni disperate. "Il cuore batteva - ricorda - e i suoi occhi si muovevano. Per il fumo la bocca era diventata completamente nera". Dopo dieci minuti la corsa in ospedale, ma inutile. Il dottore che lo ha soccorso per primo: "Niente battito, né respiro. Ho tentato di rianimarlo ma dopo 45 minuti il paziente non dava segni di vita". Questo è quel che resta del consolato americano a Bengasi e i colpevoli non sono ancora stati individuati.