SICILIA TV (Favara) Giornata del ricordo

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Tra 10 e 15 mila persone perlopiù di nazionalità italiana, furono barbaramente uccise dai soldati dall'esercito comunista Jugoslavo di Tito. Per circa mezzo secolo la storia moderna ha cercato di nascondere il più possibile l'atroce massacro. Solo nel marzo del 2004, lo Stato Italiano ha istituito, con un'apposita legge, la giornata nazionale del ricordo, che si celebra proprio oggi 10 febbraio. La legge entrata in vigore quasi 6 anni fa riconosce la giornata del ricordo come portatrice alle generazioni future, della storica in onore alle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende legate al confine orientale della penisola. l Fatti avvennero nell'estremo nord est dell'Italia, dove nell'autunno del 1943, subito dopo l'armistizio che sanciva la fine della seconda guerra mondiale e fino al 1947, migliaia di persone furono rastrellate, deportate e uccise, dai soldati dell'esercito comunista del Generale Tito. Nell'Istria abbandonata dai soldati italiani e non ancora controllata dai tedeschi, i partigiani slavi gettarono nelle foibe centinaia di cittadini italiani vivi, la loro colpa era semplicemente di essere cittadini italiani. Ricordiamo che le foibe sono delle fosse carsiche nel terreno roccioso, profonde spesso anche oltre i 200 metri. Nel 1945, la carneficina delle foibe raggiunse l'apice dell'orrore. Lo sterminio fu condotto senza nessuna distinzione politica, razziale o economica , per ordine del Tiranno comunista, Tito furono uccisi tutti coloro che erano ingiustamente considerati i fautori del nazionalismo. Furono arrestati fascisti, anti-fascisti e partigiani, cattolici ed ebrei, uomini, donne, vecchi e bambini, industriali, agricoltori, pescatori, poliziotti e carabinieri, militari e civili, secondo un disegno che prevedeva l'epurazione attraverso torture, fucilazioni e infoibamenti. La persecuzione, soprattutto in quella che era considerata la terra di nessuno, vicina al confine è sottoposta all'amministrazione jugoslava, la violenza e l'efferatezza delle esecuzioni, precedute spesso da processi sommari, torture e linciaggi, determinarono l'esodo che nel dopoguerra allontanò quasi tutta la popolazione italiana dall'Istria.Ancora oggi, dopo circa sessant'anni, non ci sono le cifre ufficiali relative ai deportati, agli italiani uccisi durante la prigionia e, soprattutto, agli infoibati. Non importa oggi conoscere il numero esatto l'importante è che il ricordo sia vivo nella gente per evitare che in futuro qualunque essere umano si possa ritrovare protagonista, vittima o carnefice, di una storia di persecuzione.

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