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    Evita Peron, un mito che resiste 60 anni dopo la morte. Amata e detestata, è ancora un simbolo per i più deboli

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    askanews

    per askanews

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    Buenos Aires, (TMNews) - Sono passati 60 anni da quel giorno di lutto per la storia dell'Argentina: il 26 luglio 1952 Eva Peron, moglie del presidente argentino Juan, si spegneva per una grave malattia e entrava nel mito con il diminutivo di Evita. I giganteschi manifesti con il suo volto nel centro di Buenos Aires dimostrano quanto sia rimasta nel cuore degli argentini: di umili origini, ma capace di una clamorosa scalata sociale, Eva Peron, come tutti i grandi personaggi, suscita amore e odio, e continua ad affascinare, a decenni di distanza."E' un simbolo di tutti i movimenti che rappresentano le minoranze, che vogliono essere integrate e protestano contro le grandi imprese o gli interessi di settore" spiega Patricia Malanca, direttore del settore culturale del Comune di Buenos Aires. Molto prima dei movimenti femministi, Eva incarnava la voglia di emancipazione di donne e lavoratori, ma anche dei poveri senza voce: il successo politico del marito si deve a lei."Penso che questo rapporto molto forte con il popolo non si fosse mai visto prima: mai in un uomo politico e sicuramente mai con una donna" spiega l'attrice Roxana Randon. Evita ha ispirato e continua a ispirare opere teatrali, libri, statue e mostre. Qualcuno azzarda un accostamento con l'attuale presidente Cristina Kirchner. Ma parallelismi e paragoni finiscono davanti al corso della storia: l'Argentina oggi è un Paese democratico, con libere elezioni, dove le donne hanno spazio in politica. E dove non tutti, anzi, amano il populismo.(immagini Afp)