SICILIA TV (Favara) Anniversario morte Borsellino. Distrutte statue

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Alle ore 16:58 di 18 anni fa un boato ruppe il silenzio della Città di Palermo. A poco meno di due mesi dalla Strage di Capaci, il pensiero dei Palermitani andò subito all'altro grande magistrato antimafia, Paolo Borsellino. Una grossa colonna di fumo nero si innalzò al cielo, incessante era il rumore delle sirene degli allarmi. Una voce cominciò a girare in Città: c'è stato un attentato al Giudice Borsellino in Via D'Amelio. E purtroppo la voce del popolo non si sbagliava, il cerchio criminale di Cosa Nostra era stato chiuso con l'uccisione dell'uomo che insieme all'amico Giovanni Falcone nella lotta alla mafia si erano spinti talmente oltre da costargli la vita. 100 kg di tritolo posizionati all'interno di una fiat 126 parcheggiata nella strada dove abitava la Madre del Magistrato ucciso e che lo stesso, nonostante la pericolosità del luogo espressa dagli uomini della Polizia, andava a trovare ogni domenica. Nello scoppio persero la vita anche, gli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi quest'ultima fu la prima donna a compiere il servizio di vigilanza sui magistrati, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L'unico degli agenti a sopravvivere fu Antonio Vullo. In totale l'esplosione provocò 24 feriti. Diversi sono i misteri che gravitano intorno all'attentato di Via D'Amelio, tra questi il luogo esatto da dove i sicari azionarono il telecomando che fece esplodere la bomba e la sparizione della famosa agenda rossa che il Giudice Paolo Borsellino portava sempre con se e sul quale annotava tutti i suoi appuntamenti. Sulla questione agenda sono stati indagati anche uomini delle forze armate italiane. Sui presunti intrecci tra Stato e Mafia, in relazione alle Stragi che hanno ucciso Falcone e Borsellino, avanzati dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino figlio dell'ex Sindaco di Palermo Vito, sono ancora in corso le indagini delle Procure della Repubblica di Caltanissetta e di Palermo. La notizia della morte di Borsellino come quella di Falcone, non arrestò la pressione dello Stato nei confronti della Mafia, anzi smosse gli animi dei Siciliani che da allora mossero i primi passi manifestando la propria battaglia in favore della giustizia e della legalità. Diverse le manifestazioni celebrative organizzate a Palermo. Purtroppo si registra un brutto episodio che di certo non fa onore all'intera Sicilia, infatti sabato scorso in una panchina di Via Libertà a Palermo erano state collocate due statue in gesso raffiguranti i Giudici Falcone e Borsellino, opere queste dello scultore Tommaso Domina. A poche ore dal loro posizionamento in strada ignoti le hanno danneggiate. Il vile gesto è stato commentato con sdegno anche dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, la rottura delle statue ha suscitato l'indignazione dell'intera classe politica e della società civile. "Provo sdegno -- ha dichiarato il Governatore della Regione Sicilia Raffaele Lombardo - per un "atto gravissimo che evidenzia mancanza di consapevolezza del prezzo pagato dal Paese per garantire a tutti valori preziosi come la liberta' e la democrazia contro la mafia"."Sono davvero colpito e offeso per quello che spero sia solo un atto stupido e ignorante di vandalismo" ha invece commentato l'Assessore Regionale Gaetano Armao. Amareggiato per quanto accaduto si è detto anche l'Assessore Regionale Marco Venturi che ha dichiarato:"Che sia una ragazzata o un avvertimento mafioso, certamente e' un atto vile". Comunque le due statue sono state ricollocate al loro posto. Le celebrazioni per il 18esimo anniversario della Morte di Paolo Borsellino e dei 5 uomini della sua scorta oggi prevedono dei convegni, un corteo e una fiaccolata che dal luogo dell'attentato si muoverà in direzione di Via Notarbartolo.

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