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    Libia al voto, la rivoluzione delle 500 donne candidate. Ma non tutti accettano il cambiamento. E distruggono i manifesti

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    askanews

    per askanews

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    Milano, (TMNews) - Dopo più di quarant'anni di dittatura circa 3 milioni di libici votano per la prima volta in elezioni libere. Ma nelle pieghe di questa conquista, pagata con una sanguinosa rivoluzione, c'è un'altro importante cambiamento: è la prima volta che le donne si candidano. Fawziya Shweigi è nata nel 1969, l'anno in cui prese il potere Gheddafi. Meno di un anno dopo la fine della sua brutale dittatura è una delle 500 di candidate in corsa per il congresso che scriverà la costituzione."Se le questioni della Libia fossero un mosaico, io prenderei un pezzo di questo, anche piccolo, e lo completerei. Io rappresento una grossa fetta della società in quanto donna, madre, moglie, vedova e credente. Potrei non essere d'aiuto nelle questioni economiche o della difesa, ma saprei come aiutare una famiglia, in base alla mia esperienza".Questa vedova, madre di sei figli, è anche una esperta di genetica: ha lavorato negli obitori per l'identificazione dei corpi di coloro che sono stati uccisi durante la rivoluzione. Ora sta cercando di costruire una nuova Libia girando per le strade del suo paese, parlando con uomini e donne, facendo cioè campagna elettorale da donna libera in un paese islamico conservatore. E questo è il maggior cambiamento."In passato non abbiamo mai avuto tanti manifesti di donne affissi in pubblico. Ora invece sta diventando la normalità a Tripoli e in altre zone", racconta questo rappresentante di Human Rights Watch.In realtà non tutti accettano questo cambiamento: manifesti, come questo, diventano bersaglio di vandali che stracciano o imbrattano con bombolette spray i volti delle donne e lasciano intatti quelli degli uomini. Shweigi non si aspetta di vincere ma con questa rivoluzione dice di essere rinata e vuole vivere questa esperienza.