De Benedetti racconta capitalismo italiano: non ama il mercato. L'ingegnere: "Io figura atipica, ho usato la Borsa per crescere"

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Milano, 23 mag. (TMNews) - "Io non mi sono mai tirato giù i calzoni perché lo consideravo molto pericoloso, specialmente per una persona che è stata atipica nel panorama capitalistico italiano". Una figura atipica nel capitalismo italiano: così si definisce l'ingegner Carlo De Benedetti durante un seminario su "riforme incompiute e capitalismo relazionale" all'Università Statale di Milano. De Benedetti ripercorre la storia dal Secondo dopoguerra a oggi, passando per il boom degli anni Sessanta, la creazione dell'IRI e dell'Autostrada del Sole. "Questo Paese è stato unificato non tanto da Garibaldi, ma dall'Autostrada del Sole".L'ingegnere cita imprenditori del passato, come Vittorio Valletta di Fiat e Enrico Mattei di Eni, e del presente, come Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica, definita la migliore azienda italiana. Poi cita la sua esperienza. "Io ho sempre creduto nel mercato, la grande differenza tra me e molti dei capitalisti italiani, per non dire quasi tutti, è stata che io ho usato il mercato per crescere e non per conservare".I grandi imprenditori del boom, Zanussi e Borghi, non sono andati in Borsa: chi l'ha fatto voleva mantenere il potere sull'azienda, non farla crescere. Per questo, dice De Benedetti, dell'esperienza straordinaria del passato è rimasto ben poco.

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