Crisi, pesca a rischio tra caro-gasolio e fermo biologico. Porto S. Giorgio: tra pescatori costretti a smettere di lavorare

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Porto San Giorgio, (TMNews) - L'impennata dei prezzi del gasolio, la stretta creditizia, il calo dei consumi e i fondi mai arrivati per il fermo biologico 2011 stanno uccidendo il settore della pesca italiano. Le piccole flotte pescherecce come quella di Porto San Giorgio, nel Fermano, sono le più colpite da questa congiuntura, come conferma Luigi Tarantini, presidente dell'Associazione Produttori Pesca di Porto San Giorgio.Per i pescatori buona parte della responsabilità dell'inefficienza del sistema è delle istituzioni.A pesare sulla fragile economia del settore il sistema del fermo pesca."Perchè dopo anni e anni che è stato deciso il fermo-pesca siamo arrivati al punto di lasciare le imbarcazioni in banchina il lunedì mattina? Perchè il ministero non ci ascolta? Se siamo a questo è anche colpa loro".Il fermo-pesca, attualmente, vieta di calare le reti per 30-40 giorni nel periodo estivo, quando i pesci iniziano a crescere. A settembre, quando riprende l'attività, il pesce si concentra tutto nelle prime 10 miglia dalla costa. Così in poche settimane si catturano grandi quantità di prodotto, di piccole dimensioni, col rischio di spopolare il mare. Una diversificazione del fermo in base ai periodi di riproduzione delle varie specie, come suggeriscono i pescatori, potrebbe risparmiare danni al sistema ambientale e aiutare le economie dei pescatori.

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