Marco Rossari, un autore sulle tracce degli scrittori perduti. "L'unico scrittore buono è quello morto": tornano gli apologhi

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Milano (TMNews) - Un libro inconsueto, costruito intorno a storie minime di scrittori, grandissimi come Shakespeare o Tolstoj, oppure ignoti, inediti, folli... "L'unico scrittore buono è quello morto" è l'ultima fatica di Marco Rossari, autore e traduttore, che esce per i tipi delle edizioni e/o. "Questi sono tanti ritratti di scrittori perduti - ci ha detto Rossari - anzi il titolo originale era proprio 'Gli scrittori perduti'. Perduti non in senso di maledetti, ma di smarriti all'interno del labirinto delle lettere".Tra brevi racconti e storie più lunghe, alle volte ispirate alla stessa biografia di Rossari, alle volte intrise di una fantasia visionaria che affonda nelle buone letture, lo scrittore prova a fare un punto - molto provvisorio per sua stessa natura - su un mestiere anomalo, come quello di chi scrive. E che spesso diventa un peso difficile da sostenere. "C'è fortissima questa tentazione alla non esistenza, al mollare tutto. La scrittura, bisogna dirlo, è anche una fatica".Particolarmente interessante, poi, la struttura del libro, composto per brevi testi diseguali che ricordano la grande tradizione degli apologhi, tanto cari, per fare un nome, a un autore come Italo Calvino. "Nella storia italiana - ha concluso lo scrittore - è pieno di libri di scritture difficili da classificare, libri difficili da inquadrare. A un certo punto mi sono accorto che il libro stava nascendo così e ne ero anche molto felice. Poi ti spaventa anche un po', perché presentarlo a un editore non è facile. E oggi quando ti chiedono che libro è, tu gli rispondi: non lo so". Una domanda a cui hanno dato la stessa risposta, molto probabilmente, anche personaggi come Franz Kafka o James Joyce. Quindi, forse, non è il caso di preoccuparsi troppo.

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