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    "Goodbye, Columbus", torna un Roth d'annata - VideoRecensione. Einaudi ripropone i racconti d'esordio del grande scrittore

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    askanews

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    Milano (TMNews) - Era da anni che mancava nelle librerie italiane e oggi la nuova edizione di "Goodbye, Columbus" di Philip Roth che esce per Einaudi rappresenta un'opportunità unica per conoscere una parte decisiva della produzione di uno scrittore che, nonostante l'indifferenza dell'Accademia di Svezia, è nei fatti uno degli autori viventi più importanti in assoluto. Il libro, uscito negli Stati Uniti nel 1959, ha infatti segnato il debutto di Roth nel mondo delle lettere e nel 1960 ha ottenuto il National Book Award. "Per me - ha ricordato Roth in un'intervista di pochi anni fa - è difficile ricordare il periodo nel quale ho scritto il libro e le condizioni della mia vita in quel periodo".Il libro è composto da una lunga novella, che dà il titolo al volume e da cui è stato anche tratto un film, nella quale si racconta del controverso amore tra Neil e Brenda, in un'America ancora pressata dal conformismo, ma pronta all'esplosione degli Anni Sessanta. A questa si aggiungono altri cinque racconti più brevi, che sono vere e proprie perle del talento rothiano, tenute celate ai suoi molti lettori italiani forse per troppo tempo. "Uno dei particolari piaceri - ha detto Roth nel discorso di accettazione del Booker Prize 2011 - per uno scrittore è quello di vedere le proprie opere lette in tutto il mondo, tradotte in lingue diverse".La verità, leggendo "Goodbye, Columbus", è che qui si può scoprire chi era Philip Roth prima del clamoroso successo (e delle clamorose polemiche) seguite alla pubblicazione di "Lamento di Portnoy", ossia del libro che nell'immaginario collettivo segna in maniera indelebile la produzione rothiana e, in qualche modo, condanna lo scrittore a una categorizzazione che è ovviamente inadeguata per il suo genio, come hanno poi mostrato di nuovo i grandi romanzi degli anni Novanta e Duemila.