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    Da sabato 23 gli impressionisti a Castel Sismondo

    altarimini

    per altarimini

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    Non solo impressionisti, ma anche le meraviglie dei pittori d'Accademia. In una emozionante carrellata di capolavori rivive a Castel Sismondo di Rimini, tra contrapposizioni e larghe sintonie, la stagione dell'arte a Parigi nella seconda metà dell' '800. Da Ingres, Corot, Daubigny a Manet, Monet, Renoir, Cezanne, Gauguin, Van Gogh, Rodin, un centinaio di opere si affiancano e si confrontano per raccontare la nascita del nuovo in Francia. Intitolata 'Parigi. Gli anni meravigliosi. Impressionismo contro Salon', l'importante rassegna si apre il 23 ottobre con un bellissimo approfondimento sui temi del ritratto a Palazzo Sums di San Marino (l'autoritratto di Cezanne da solo vale il viaggio). Un progetto espositivo curato e prodotto da Marco Goldin, patron di Linea d'Ombra, che torna a cimentarsi con la pittura impressionista, ricontestualizzata nel periodo storico della sua nascita e della complessa fase di affermazione e consolidamento. E se non manca l'enfasi sui beniamini del pubblico, primo fra tutti Monet, qui rappresentato da una quindicina di magnifici dipinti, l'attenzione è spostata anche sugli artisti che ne furono i primi punti di riferimento, fino a ricreare quel dibattito interno alla pittura parigina che portò ai capolavori di Renoir, Cezanne e Van Gogh. Basti pensare che l'immagine icona della mostra è il conturbante La Toilette di Frederic Bazille, che non venne mai accettato al Salon. A iniziare il percorso espositivo, una piccola sezione di tre quadri illustra "a che cosa reagiva l'arte francese del XIX Secolo", spiega Goldin, cioé dalla pittura di storia, dove l'ufficialità e la tradizione si erano cristallizzate in sterile accademia. La mostra entra quindi nel vivo con le tematiche del corpo, del volto e della figura, che trovano il proprio capostipite nell'opera giovanile di Ingres, quel Torso maschile, dipinto nel dicembre del 1800 che per l'approccio "realista e sensuale al corpo umano" apre uno sguardo verso il futuro. Si prosegue con una serie di dipinti capitali, come Le bagnanti di Manet (atteso per domani) e "un'infilata di ritratti strepitosi, selezionati per dimostrare come anche l'ufficialità del Salon si fosse orientata in molti casi verso la modernità ". Ecco quindi il ritratto di Madame Cezanne sulla poltrona rossa, Madeleine Bernard raffigurata da Gauguin, autore anche della Ricamatrice, mentre di Ingres è allestito lo splendido e maturo autoritratto e di Caillevotte Interno, donna alla finestra. Il nuovo arriva quindi dalle nature morte, i fiori di Renoir affiancati alle Rose gialle di Fantin-Latour, che guardano la parete in cui si inseguono le composizioni di frutta di Monet, Manet, Cezanne. Ma è con il paesaggio l'incontro decisivo per l'impressionismo emergente, è in questo genere che il genio di Monet trova la sintonia con una certa tradizione. La pittura dal vero trionfa nelle marine e nelle strade dei villaggi, un'epopea vera e propria raccontata in una decina di dipinti. "Si va dalla pittura scenografica e teatrale dei Salon al sentiero che curva di Corot e Cezanne, dove la pittura di memoria lascia spazio alla sua ricostruzione formale". La mostra si chiude con i campi di Monet, in cui il paesaggio si svuota completamente di figure per essere abitato solo dalla luce.