Realtà aumentata, la nuova frontiera del marketing. Miniera d'oro di dati, si apre il dibattito sulla privacy

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Il fascino della realtà aumentata ha conquistato anche il marketing e la pubblicità. Poter sovrapporre elementi virtuali alla realtà, come nel caso della celebre applicazione di Brian August che fa rivivere le Torri Gemelle, è un'occasione d'oro per dare visibilità ad un prodotto, tenuto conto che i potenziali clienti sono i proprietari di smartphone e tablet, in crescita continua. Grazie alla realtà aumentata inquadrando un marchio si può far partire lo spot del prodotto o, come in questo caso, invitare gli utenti a giocare, lanciando un anello virtuale in una bottiglia reale. Ma se per gli utenti è un gioco, per i pubblicitari ogni click è una miniera di informazioni, come ammette Ori Inbar fondatore dell'agenzia Ogmento"Quello che è davvero prezioso per il marchio è la possibilità di venire a conoscenza dei dati di chi usa l'applicazione, il luogo in cui si trovano, quanto tempo ci giocano. Così possiamo capire i loro comportamenti". Il settore è in uno stato embrionale, non esiste una regolamentazione e il dibattito sulla privacy è aperto. Argomento che invece non tocca chi la usa per creare arte, come questo prestigiatore che ai suoi giochi di carte aggiunge un tocco di magia virtuale.

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