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    Thailandia, il dramma dei lavoratori-schiavi sui pescherecci. Sono soprattutto stranieri fuggiti in cerca di un lavoro

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    askanews

    per askanews

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    "E' stato terribile, avevo paura, quelli che non erano in grado di lavorare venivano picchiati", questo ragazzo è birmano, ha meno di 20 anni e insieme con alcuni suoi coetanei è appena fuggito dall'inferno dei pescherecci thailandesi, dove gli immigrati lavorano in condizioni simili alla schiavitù. Lo ha salvato un'organizzazione umanitaria che ora lo porterà al sicuro, ma lui e i suoi compagni preferiscono non far vedere la faccia, hanno paura."Ci dicevano che ci avrebbero ucciso se avessimo tentato di scappare - racconta un altro ragazzo - Ci minacciavano con pistole e coltelli, ci hanno picchiato col calcio del fucile". Migliaia di stranieri, soprattutto cambogiani e birmani fuggono in Thailandia alla ricerca del lavoro. Molti di loro vengono ingaggiati sui pescherecci, con la promessa di una paga buona e un lavoro sicuro. E invece si ritrovano a vivere come schiavi moderni, non pagati, picchiati, spesso uccisi e dimenticati. Non si tratta di un'eccezione, ma di una norma sui pescherecci thailandesi."L'impunità dei trafficanti e la collusione con i funzionari che dovrebbero far applicare la legge - spiega Joy Ngozi Exello che si occupa di traffico di esseri umani alle Nazioni Unite - distruggono gli sforzi del governo e l'efficacia della lotta contro la tratta degli esseri umani". Secondo l'Onu le persone ridotte a schiavitù in questo settore sono decine di migliaia in tutto il Paese.